Visualizzazione post con etichetta Garrincha Dischi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Garrincha Dischi. Mostra tutti i post

13/03/12

Jocelyn Pulsar - Aiuole spartitraffico coltivate a grano (2012)

valutazione: 8/10

La capacità di parlare della realtà con invidiabile tenerezza e una certa purezza d’animo, oltre che con gli occhi della quotidianità, è una dote rara, un dono da poeti che Jocelyn Pulsar fa fruttare da sempre nel migliore dei modi. Aiuole spartitraffico coltivate a grano ne è l’ultima – nonché più matura – prova.

L’occhio è infatti puntato da subito, sin dal titolo tutt’altro che banale, alla concretezza del periodo storico in cui viviamo e alle sue difficoltà: “Durante la guerra, la crisi era talmente drammatica che, pur di mangiare, si arrivò a coltivare anche gli appezzamenti di terra piccolissimi come, ad esempio, le aiuole spartitraffico delle strade che si potevano trovare in alcune grandi città. Oggi la crisi è diversa ma comunque la peggiore vissuta dalla mia generazione: in questo clima ho scritto il disco, questo era quello che vedevo dalla finestra mentre avevo la chitarra in mano durante l'ultimo anno, circa...”, spiega il cantautore forlivese.
Ma chiunque si aspetti, a questo punto, un disco di denuncia sociale rimarrà ben deluso. In Pulsar, che abilmente fa propria l’eleganza di certa tradizione cantautorale italiana, la Storia non è altro che l’ambiente, il contesto in cui si sviluppano e prendono vita racconti di assoluta “normalità”, fatti ordinari cantati con una purezza stra-ordinaria.
Punti di forza di questo artista sembrano essere, infatti, proprio il candore e l’attitudine a cogliere le piccole cose e narrarle con una semplicità disarmante.

Ci sono la dolcezza di quegli amore che ti sembrano durare da sempre, da almeno 25000 anni fa;  le scritte lasciate sulle panchine del parco durante le seghe da scuola e le amicizie finite (Vale, Stefy, Cri); lo scorrere dei giorni e il rancore dell’esser stati mollati, sputato fuori con ironica onestà (“ma la domenica se proprio devi farlo / almeno lasciami con stile / e un paio di lacrimucce francamente le vorrei vedere / e poi quella maglietta verde dimmi cos’è / io meritavo di più / io meritavo il tailleur” da Lasciami con stile); e poi ancora, la solita vena nostalgica che condisce tutte le produzioni di Jocelyn con le duecento lire rubate alla mamma per giocare e bere granite al bar della spiaggia (Cartoline) e le chicche televisive, musicali e calcistiche, ripescate dagli anfratti più remoti della memoria (Me lo ricordo), il tutto condito da una piacevolezza e una fluidità musicali non indifferenti. Gli ingredienti che compongono il disco portano inevitabilmente ad affezionarcisi e a volergli bene, insomma, e il colpo di grazia è inferto dalla delicatezza colorata dell’adorabile copertina illustrata da Giulia Sagramola.

Un album quasi catartico: un ascolto rasserenante da coltivare amorevolmente (a grano) nei momenti bui.

Annachiara Casimo


Jocelyn Pulsar - Aiuole spartitraffico coltivate a grano
[Garrincha Dischi, 21/03/2012]

 tracklist
01. 25000 anni fa
02. Cartoline
03. La soggettiva del frigo
04. Vale, Stefy, Cri
05. Me lo ricordo
06. Lasciami con stile
07. Inevitabilmente, naturalmente, il Cesena perde
08. Sono tre giorni che piove
09. Domani non vengo
10. Fagocitato

Intervista a Jocelyn Pulsar


Jocelyn Pulsar, al secolo Francesco Pizzinelli, è uno degli esempi più sinceri e meritevoli dell’attuale cantautorato italiano. A due anni di distanza da Il gruppo spalla non fa il soundcheck, torna con nuovo lavoro prodotto da Garrincha Dischi.
Abbiamo virtualmente chiacchierato con lui del nuovo disco, delle difficoltà che incontra quotidianamente come musicista ma anche di tv e b-movie.

Buona lettura!

Foto di Roberta Sardi
Ho sempre pensato – e riscontrato anche nell’ultimo disco – che un punto di forza della tua musica fosse nella semplicità  con cui racconti le piccole cose del quotidiano, una semplicità che per molti versi mi sembra ispirarsi a un certo tipo di tradizione cantautorale italiana (penso, per esempio, a nomi come De Gregori ma anche, prima ancora, Sergio Endrigo). Ti senti in qualche modo in continuità con questo tipo di “storia musicale” italiana? Quali sono gli artisti che ti hanno influenzato maggiormente in generale? E, attualmente, quali sono i musicisti (nazionali e internazionali) che trovi più                                                      interessanti e stimolanti?

Ti svelo una cosa: io ascolto poca musica, soprattutto da qualche anno a questa parte, in radio preferisco programmi dove si parla e si approfondiscono degli argomenti. Detto questo, i miei riferimenti principali sono appunto De Gregori ma anche Ivan Graziani: tu citi Endrigo e sicuramente anche lui è un nome che amo, così come Piero Ciampi…credo che ci si stia dimenticando di alcuni autori importanti, purtroppo scomparsi, come Bertoli o Bruno Lauzi…nel disco c' è una ghost track che si riferisce proprio a questo.
Riguardo a nomi più contemporanei, mi piacciono Bersani e Gazzè, poi mi devo sforzare per farmi venire in mente qualcun altro.
Adoravo i Pavement, al loro concerto "reunion" a Bologna due anni fa ero in prima fila e tra un po’ piangevo.

È sempre entusiasmante esplorare gli interessi degli artisti: dopo quelli musicali, quali sono stati – se ci sono stati – gli  stimoli letterari o cinematografici più influenti sullo sviluppo dell’arte di Jocelyn Pulsar?

Il cinema in particolare è una grande fonte di ispirazione per me: amo il cinema cosiddetto di "serie b", i miei cult sono Mezzo destro mezzo sinistro - Due giocatori senza pallone con Gigi e Andrea, L'allenatore nel pallone con Lino Banfi, ma anche Lo chiamavano Bulldozer con Bud Spencer e i film di Fantozzi (diciamo i primi 5).
Mi interessa molto l'arte moderna e contemporanea, in particolare la pittura: mi considero un appassionato dilettante…proprio oggi sono a Milano a suonare e ho approfittato per andare a visitare il Museo del Novecento: bellissimo.

Un’altra componente principale del tuo modo di scrivere è la nostalgia, legata maggiormente a eventi calcistici o musicali. Anche nel nuovo disco ci sono diversi pezzi costruiti su pensieri legati all’infanzia e l’adolescenza (il titolo di uno di questi pezzi è, non a caso, Mi ricordo): come mai questo sguardo sempre volto al passato? Quanto conta la componente autobiografica per comporre?
Qual è stata la canzone del nuovo album più difficile da partorire?

Me lo ricordo è una canzone dedicata alla televisione di una volta che a mio parere era qualitativamente migliore di quella di oggi: riconosco di essere un nostalgico, a volte esagero pure un po’, però non mi pare che oggi, nello spettacolo come nello sport, ci siano personaggi che possano eguagliare lo spessore dei loro colleghi del passato…i caratteristi del cinema, per fare un esempio: oggi abbiamo Biagio Izzo, Enzo Salvi…una volta avevamo Mario Carotenuto, Sandro Ghiani, Silvio Spaccesi…i comici di oggi sono quelli di Zelig, una volta c' era Walter Chiari…

Personalmente la componente autobiografica è importante, anche se in questo disco è meno marcata rispetto al precedente, che infatti contiene delle canzoni che oggi faccio fatica a riascoltare, proprio perché troppo personali.
In fase di scrittura nessuna delle canzoni mi ha creato particolari difficoltà, mentre forse Inevitabilmente, naturalmente, il Cesena perde è stata la più complessa in fase di arrangiamento. 

Ho sempre ammirato la tua capacità di dissimulare la tristezza con una certa serenità e ironia; ascoltando pezzi come Inevitabilmente, naturalmente, il Cesena perde, non si sa mai se sorridere o lasciarsi prendere dal magone, per esempio. Questa capacità è evidente, a mio avviso, anche dai titoli e dalle copertine che scegli per i tuoi lavori: come è sorta l’idea di intitolare il disco Aiuole spartitraffico coltivate a grano e com’è nata la collaborazione con Giulia Sagramola?


Intanto grazie per il bellissimo complimento.
Il titolo si riferisce alla crisi che c'era durante la guerra ed è un parallelo con quella che viviamo oggi, sicuramente meno tragica ma comunque la peggiore che la mia generazione abbia mai vissuto…mentre scrivevo il disco dalla finestra vedevo tutto questo e ho voluto chiamarlo così.
Giulia la conosco da un paio d' anni, da quando illustrò una mia intervista su Rockit: poi abbiamo collaborato in altre occasioni (ha realizzato le locandine delle ultime due edizioni del +Tostcheniente indie fest, un festival che organizzo con La Valvola Eventi a Forlì); a questo punto mi è sembrato naturale coinvolgerla, e devo dire che ha fatto un lavoro bellissimo.

Aiuole spartitraffico coltivate a grano è, fra l’altro, il tuo primo disco prodotto dalla bolognese Garrincha Dischi, più che un’etichetta, una piccola famigliola d’artisti. Com’è nata questa “adozione a vicenda”?

Intanto devo premettere che io sono un fan di 4fioriperzoe da tempi non sospetti: quando, durante la seconda edizione del +Tostcheniente, invitai Matteo (e anche Marcello "33ore" Petruzzi) a suonare ebbi anche l' occasione di conoscerli di persona: l' anno successivo invitai i LE-LI e lì mi venne proposto di partecipare alla compilation Il Natale (non) è reale, una delle primissime della Garrincha: a questo punto mi è venuto naturale proporgli le mie canzoni nuove e, con mio grande piacere, Matteo ha accettato di fare il disco insieme.
Devo dire che, dopo anni di sostanziale e totale indipendenza, questo approdo in Garrincha lo considero una sorta di "premio alla carriera", ah ah ah ah!

Quali sono le difficoltà principali che incontri nel tuo cammino di musicista? E quali i problemi che maggiormente, secondo te, attanagliano il mondo della musica italiana oggi?

Sicuramente il problema dei live esiste, in Italia ancora non abbiamo una grossa cultura a riguardo…
La cosiddetta "scena indipendente" non di rado partorisce invidie, orticelli, steccati, gelosie: non ci dovremmo mai dimenticare che, per la maggioranza delle persone, noi che facciamo canzoni siamo fondamentalmente degli autori di sottofondi per tragitti in macchina.
Foto di Roberta Sardi

Prima di salutarci, la curiosità delle curiosità: ci spieghi la provenienza del tuo nome d’arte?

Jocelyn Pulsar è l’unione tra il nome della scienziata astronoma Jocelyn Bell Burnell e la sua scoperta principale, le Pulsar.
Inizialmente il nome era solo Pulsar, poi ho scoperto che esisteva già e l’ho modificato in questo modo: lo so che è bruttino, ma almeno ha una storia dietro, me lo porto dietro da anni e ormai ci sono affezionato.


E Marlene Kuntz non è poi tanto meglio.



Annachiara Casimo


12/08/11

AA.VV. – Il Cantanovanta Vol. 1 (2011)


Nostalgici del Festivalbar, è arrivata la compilation estiva per voi! Direttamente dall’etichetta indipendente Garrincha Dischi, il Cantanovanta Vol.1: dodici successi in versione rigorosamente non originale.
I tormentoni che hanno accompagnato le vostre estati anni novanta e che avete ascoltato, nolenti o volenti, fino alla nausea son tutti qui dentro, riadattati, reinterpretati e rinnovati da alcuni fra i nomi più promettenti del panorama indie italiano.
Il disco si apre con una lievissima Vattene Amore (Amedeo Minghi – Mietta, Sanremo 1990) canticchiata con leggiadria dai romagnoli Jang Senato, seguita a ruota dai siculi Dimartino che reinterpretano il successone datato 1991 di Dalla, Attenti al lupo.
E così si prosegue, anno dopo anno,
Oratio strizza l’occhio agli Snap!, 33ore (al secolo Marcello Petruzzi) ripropone il successone Scatman's world e gli Ofeliadorme aiutati dai conterranei 4fioriperzoe regalano un’ipnotica Freed from desire.
Immancabile ed imperdibile il cavallo di battaglia degli 883,
Hanno ucciso l’uomo ragno, magistralmente stravolta da Jocelyn Pulsar. Così come imperdibili sono la Serenata Rap de L’orso (ukulele e autocitazionismo non son stati mai così belli) e l’indimenticabile tormentone degli Aqua, Barbie Girl, in una veste tutta nuova ricamata dalle voci strascicate e a tratti strazianti dei LE-LI.
A chiudere in bellezza la compilation, i
Musicaperbambini riarrangiano col loro solito piglio nevrotico la bella Vento d’estate (Max Gazzé – Niccolò  Fabi, 1998), il bolognese Renzo Picchi, in arte Nel dubbio, corre in vespa 50 Special per i colli della sua città e, chi l’avrebbe mai detto, Paola e Chiara diventano pure psichedelia nelle mani dei Camillas e dei Chewingum che partoriscono una versione allucinata di Vamos a Bailar.

Insomma, che voi li abbiate odiati o amati, questa è l’occasione giusta per riascoltare o finalmente apprezzare alcuni dei brani che hanno accompagnato i gloriosi anni novanta.
E non è finita qui! Con un po’ di pazienza, a fine mese arriva anche il volume due della compilation, con un’altra serie di perle irrinunciabili.
Ai più scettici, basti pensare che l’intera raccolta è scaricabile gratuitamente sul sito dell’etichetta: ascoltare per credere.


Annachiara Casimo


Il link per ascoltare l'intero album



AA.VV. – Il Cantanovanta Vol. 1 (2011)
[Garrincha Dischi, 16/07/2011]

tracklist
1. Jang Senato – Vattene Amore (Mietta e Amedeo Minghi)
2. Dimartino  – Attenti al lupo (Lucio Dalla)
3. Jocelyn Pulsar – Hanno ucciso l’uomo ragno (883)
4. Oratio – Rythm is a dancer (Snap!)
5. The Hunzikers – All that she wants (Ace of Base)
6. L’orso – Serenata rap (Jovanotti)
7. 33 ore – Scatman’s world (Scatman John)
8. Ofeliadorme vs. 4fioriperzoe – Freed from desire (Gala)
9. LE-LI  – Barbie girl (Aqua)
10. Musica per bambini – Vento d’estate (Niccolò Fabi e Max Gazzé)
11. Nel dubbio – 50 special (Lunapop)
12. Camillas vs. Chewingum – Vamos a bailar (Paola e Chiara)