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09/02/12

Moonface – Organ Music not Vibraphone Like I’d Hoped (2011) #2

valutazione: 7,5/10

Organ Music not Vibraphone Like I’d Hoped è un titolo che subito cattura l’attenzione del lettore/ascoltatore, un titolo strambo e al tempo stesso fantasioso. Dietro lo pseudonimo di Moonface si nasconde Spencer Krug, meglio conosciuto per essere leader dei Sunset Rubdown e dei ben più famosi Wolf Parade, ma anche per aver collaborato in una miriade di altri progetti paralleli spesso limitati e dimenticati nel grande calderone delle uscite discografiche indipendenti.
Con questo nuovo progetto solista, però, la creatività di Krug sembra aver trovato una dimensione entro la quale potersi esprimere in maniera libera e riservata.

In questa nuova versione di sé, Spencer Krug reinventa lo stile ordinario della scena indie-rock riadattandola per organo, uno strumento che apparentemente sembra non aver nulla a che fare con gli anni Dieci del nuovo secolo. E anche la durata media dei brani (sette/otto minuti) manifesta una presa di posizione decisa e crediamo anche liberatoria.
La strumentazione esigua e i beat ripetitivi fanno pensare a una versione gentile dei Suicide in cui le digressioni nel fraseggio musicale sfociano in alienanti singhiozzii in cui l’ascoltatore viene piacevolmente rapito.

In definitiva un album che spicca per originalità nella “proposta” musicale offerta e che sembra essere lo specchio inconscio dell’autore, risultando – per questi motivi – un lavoro sincero. All’ascoltatore viene soltanto chiesto il piccolo sforzo di alzare il capo e osservare il volto limpido della luna.

Andrea Russo



Moonface – Organ Music Not Vibraphone Like I'd Hoped
[Jagjaguwar, 02/08/2011]

tracklist
01. Return To The Violence Of The Ocean Floor
02. Whale Song (Song Instead Of A Kiss)
03. Fast Peter
04. Shit-Hawk In The Snow
05. Loose Heart = Loose Plan

05/09/11

Moonface – Organ Music Not Vibraphone Like I'd Hoped (2011)

valutazione: 7,5/10

10 marzo 2006 (?)
Le lune passano, le maree si ingrossano e poi scompaiono.

Piccola, non mi guardi e io non riesco più a sezionare il tempo, contarlo e viverlo. Non mi guardi e non faccio altro che riempire d’inchiostro questi fogli. Se potessi, se ne avessi le capacità, se solo riuscissi ad indossare il termine empatia e immedesimarti, capiresti che queste parole son fiori che, con solerzia, curo e innaffio perché la tua indifferenza, bellissima, li appassisca. Mi sono nati addosso dappertutto, tulipani nutriti dal concime del mio amore; sorridimi, lascia che il grigio dei tuoi occhi si mescoli all’arcobaleno di questo giardino.
Ma la tua faccia è una statua impassibile nel buio.
Sorridimi, bimba, sorridi a quest’anima di granelli di sabbia.
Sai?, ho riabbracciato i canti della balena, quelli che t’addormentavano sul portico di casa nelle sere roride d’agosto. Ma stavolta le tue orecchie erano troppo stanche per lasciarsi cullare, le tue palpebre già socchiuse.
Così le mie labbra hanno preso a sussurrare incessantemente lungo tutta la spiaggia un motivo strappato agli echi delle conchiglie, per annullare il vuoto fra esse e la tua bocca pallida, una canzone al posto di un bacio.
Una canzone al posto di un bacio.
Ho preso a fumare come fosse il duemilatre, quando sedevamo sugli scogli spugnosi nei giorni di vento: il fumo ci passava leggero fra i denti e sgusciava via ad abbracciarci i pensieri e carezzarli, nebbioso. Mi contavi le vene verdastre e mi asciugavi le gocce di sudore che mi imperlavano la fronte, una ad una, baciandole.
Te ne ricordi?
Una canzone al posto di un bacio, piccola.
Una canzone al posto di un bacio.
Peter è partito, segue i passi di un profumo, cerca la sua donna. Dice che lo fa anche per me, per il mio amore e per le fitte allo stomaco che lo tormentano ogni volta che mi vede qui, seduto, a scriverti e mormorarti note a mezza voce.
Peter è partito, segue la voce di una donna che canta solo per lui.
E allora perché tu non segui la mia, da brava?
Una canzone al posto di un bacio.
Una canzone al posto di un bacio.
A song instead of a kiss.

Onde nero seppia, queste righe stanno straripando dal foglio. Come ogni giorno le sigillerò nel vetro e le regalerò alla salsedine del mare, nello stesso punto in cui t’ho vista immergerti, l’ultima volta, mano nella mano col desiderio di tornare alla violenza dei fondali marini.


Che queste parole siano il mazzolino di fiori di campo che non t’ho mai regalato.

Tuo,
S.

Annachiara Casimo
 
Il sito dell’artista




Moonface – Organ Music Not Vibraphone Like I'd Hoped
[Jagjaguwar, 02/08/2011]

tracklist
01. Return To The Violence Of The Ocean Floor
02. Whale Song (Song Instead Of A Kiss)
03. Fast Peter
04. Shit-Hawk In The Snow
05. Loose Heart = Loose Plan