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03/11/11

Feist – Metals (2011)

valutazione: 8/10

True life in haiku

ume orite
shiwade ni kakotsu
kaori kana

spiccando i fiori di pruno
mi colpisce la mia mano rugosa –
profumo…


Senza pensarci feci scorrere gli occhi sulla mano che reggeva il libretto degli haiku e inaspettatamente la trovai più nodosa del solito. Presi a fissarla. Così intravidi delle macchioline scure puntellarmi la pelle, ne contai una decina. 
Uno strano senso d’angoscia m’accelerò il battito cardiaco. Non avevo mai temuto la vecchiaia, anzi ne ero affascinata. Quando avevo suppergiù vent’anni, inventavo lunghe storie su come io e Alex saremmo cambiati col tempo e su come un po’ d’argento sull’adorata barba gli avrebbe donato ancora più fascino. Su come i nostri visi avrebbero continuato ad amarsi l’un l’altro.
Salvo tralasciare un dettaglio: le mie mani, queste mani che ora, per la prima volta, osservavo vecchie non erano più mie. Erano le mani di mia madre.
Le rividi affaccendate e tese a strizzare il bucato, infaticabili. Le rividi tagliarsi ciocche dorate di capelli, le rividi accusarmi e contrarsi livide di rabbia oppure carezzarmi di sfuggita. Le rividi pallide, in punto di morte, rilassate come mai prima.
Avevo timore dei ricordi e della loro forza oceanica.


meigetsu ya
tada utsukushiku
sumiwataru

luna piena d’autunno:
bellissima semplicemente, perfettamente
chiara

Il primo ricordo nitido che conservavo della mia infanzia era la luna enorme che si specchiava nelle pozzanghere del vialetto davanti alla Tana. Le pareti candide riflettevano il baluginio morbido. Distesa sul materasso, sognavo ogni sera di vivere immersa in una nuvola di zucchero a velo.
Chiudevo gli occhi.
La seconda sequenza di ricordi che riuscivo a distinguere chiaramente sforzandomi di tornare indietro nel tempo si focalizzava sul viso di mio padre. Allora non lo sapevo ancora ma gli sarei stata sempre grata per la solerzia con cui mi aveva insegnato a leggere, trascorrendo con me tutte le sue sere stanche. Era stato un lungo rito di iniziazione: la saggezza del Maestro era stata compensata dall’adrenalinica curiosità dell’Allieva, le pause e il silenzio al punto giusto, il superamento degli ostacoli, la magia che si dischiude lievemente come una ninfea dalle venature violacee.
Quando ritenne che fosse giunto il momento giusto, il babbo fece scattare la minuscola serratura di una scatolina d’avorio che teneva accanto al letto. L’aria fu invasa dall’odore buono della carta vergine. Vi scorsi il libricino sulle cui pagine mio padre aveva vergato con mano sicura alcuni dei suoi haiku preferiti. Fu il primo regalo che mi fece, e l’ultimo.


hikariau
futatsu no yama no
shigeri kana

l’uno nell’altro si specchiano
i verdi smaglianti
di due colline gemelle

Mentre mi osservavo nella superficie lucida dello specchio che Alex aveva appeso accanto alla porta mi vedevo nuova, ed insieme uguale.
Capii quanto fossero inscindibili, intrecciati fra loro come fili ed erba di uno stesso nido, passato e presente.
Feci scorrere le dita sulla calligrafia di quei tre versi e lo rilessi ad alta voce: le due colline gemelle, il tempo che era e il tempo che fu.

Annachiara Casimo





Feist – Metals
[Polydor, 04/10/2011]

tracklist
01. The bad in each other
02. Graveyard
03. Caught a long wind
04. How come you never go there
05. A commotion
06. The circle married the line
07. Bittersweet melodies
08. Anti pioneer
09. The undiscovered first
10. Cicadas & gulls
11. Comfort me
12. Get it wrong get it right

12/07/11

N.A.N.O. – I racconti dell’amore malvagio (2011)

valutazione: 7,5/10

I racconti dell’amore malvagio non è un disco per animi deboli.
Apparentemente inoffensivo nel suo delicato cantautorato pop, l’album di N.A.N.O. (al secolo Emanuele Lapiana) è un crescendo di sferzate al cuore non indifferenti, non solo per le voci “illustri” che sbucano qui e lì quando meno ce le si aspetta ma soprattutto per la carica emotiva racchiusa nei dodici pezzi che lo compongono.

Si apre con Y: venti secondi di un motivetto volutamente mal registrato, seguiti da una danza di note al pianoforte danno vita ad un brano intimo e soave coronato dalla voce di Pacifico, primo ospite celebre, che sembra sussurrare all’orecchio dell’ascoltatore parole d’amore e gioventù.
Le sorprese, però,  sono solo all’inizio: accompagnata da un mandolino distorto, nel secondo pezzo (Il buio), la voce di N.A.N.O. si fonde a quella leggera e malinconica di Sara Mazo (un dono gradito a tutti i nostalgici degli Scisma). Ma il vero tuffo al cuore arriva sul finire del pezzo quando, ad interrompere un silenzioso cicaleggio, interviene Max Collini con un recitato di mezzo minuto dal titolo Testacoda.

Non contento, il nostro Lapiana calca la mano regalando all’ascoltatore un terzo ed un quarto brano da magone: la prima, Cuoricino con un amore che scorre lungo vene di ironia “peveriana” e poi Cohen, fragile e profonda.
Quand’ecco che, all’improvviso, irrompe l’ultimo degli ospiti: voce inconfondibile, ciuffo ballerino su base elettronica, Federico Fiumani accompagna il padrone di casa in un pezzo stravagante e fuori dagli schemi, Lo squalozecca; seguito a ruota dal dissacrante Io accuso che, con la sua arguta genialità, corre il rischio di trasformarsi quasi in un inno generazionale.
Il disco continua a scorrere via, con un nuovo intervento della Mazo su Brainstormo, nuovi lucciconi su pezzi come E.M.I. e Close e nuove fitte al cuore sul rientro di Collini ne Il nuovo me.

A chiudere La città, i cuori calpestati, le mancanze e i ringraziamenti inevitabili, nonostante tutto.

Annachiara Casimo






N.A.N.O. – I racconti dell’amore malvagio
[Fosbury Records/ Audioglobe, 13/06/2011]

tracklist
01. Y (feat. Pacifico) 
02. Il Buio (feat. Sara Mazo)
03. Cuoricino
04. Cohen
05. Lo Squalozecca (feat. Federico)
06. Io Accuso
07. Brainstormo (feat. Sara Mazo)
08. E.M.I.
09. Il Nuovo Me (feat. Max Collini)
10. Close
11. 54G
12. La Città

29/06/11

I Paolo Benvegnù - Hermann (2011)

valutazione: 9/10

C’erano una volta le favole, raccontate a mezza voce al chiaro di lume, prima di andare a letto. Le voci ovattate dei “grandi”, i principi azzurri e le principesse, i cavalieri, le illusioni, i fai piano, si è appena addormentata, i peluche e i cuscini, morbidi palcoscenici di piccoli romanzi onirici.
Poi un giorno, magicamente, le illusioni svaniscono risucchiate dalla realtà, il mondo dei grandi diventa sempre meno distante, sempre più tangibile, con le sue mille contraddizioni ed i suoi infiniti conflitti. È allora che il principe azzurro sveste la palandrana turchina (finalmente!) e acquisisce un  nuovo nome, un nome meraviglioso: Hermann.
Hermann è la personificazione della quotidianità, è l’essere umano comune, che fa di debolezza forza, di noia intuizione. Hermann è insieme la Donna e l’Uomo, connubio indissolubile sancito dalla maternità (non servono grossi studi filologici per cogliere la doppia radice anglofona nel nome Her-mann).
In un’epoca in cui, il più delle volte, manca la pazienza di dedicarsi alla letteratura, Hermann è l’eroe intramontabile di un’epopea che, invece di correre veloce sulle pagine di un poema, vive nelle trame musicali di un disco. La sua esistenza nasce da un fantomaticomanoscritto dello scienziato Fulgenzio Innocenti, ritrovato a Lucignano da una bimba; a dargli voce Paolo Benvegnù, anzi i Paolo Benvegnù. Sì, perché questo è senz’ombra di dubbio un album collettivo, l’album del passaggio dal “domestico”, dall’introspezione, alla coralità e alla comunità: lo è nei temi affrontati nei tredici brani che lo compongono così come nell’approccio ai brani stessi (l’ex leader degli Scisma cede addirittura il microfono al batterista Andrea Franchi nel pezzo di chiusura L’invasore).
Hermann è, dunque, l’espressione di una maturità: traccia dopo traccia, lo sguardo sulla realtà muta, si fa via via meno disperato, si rasserena attraverso il recupero della spontaneità infantile, dell’amore primordiale. Hermann diventa più bello che mai, così com’è immortalato nella foto di copertina: il cappuccio d’un saio sui capelli color argento, si copre gl’occhi con le mani e si riempie i polmoni d’aria di bosco.

Annachiara Casimo





Paolo Benvegnù – Hermann
[La pioggia dischi - 2011]
Tracce
01. Il pianeta perfetto
02. Moses
03. Love is talking
04. Avanzate, ascoltate
05. Io ho visto
06. Andromeda Maria
07. Achab in New York
08. Sartre Monstre
09. Good morning, Mr. Monroe!
10. Date fuoco
11. Johnnie and Jane
12. Il mare è bellissimo
13. L’invasore