Visualizzazione post con etichetta italiana. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta italiana. Mostra tutti i post

07/10/11

Pineda – Pineda (2011)

valutazione: 7/10

Un lungo respiro, si chiudono gli occhi e la musica comincia ad entrare dentro i polmoni. La mente abbandona le riflessioni quotidiane e deraglia dolcemente verso nuove dimensioni.
Ha ancora senso parlare di space-rock nei prima anni Dieci del XXI secolo? Forse sì e i Pineda, con il loro omonimo album di esordio, ce lo dimostrano ampiamente dando vita a sei brani che scorrono con una spinta propulsiva energica che non perde mai di contenuto musicale; da Give me some welldressed freedom che verte verso il rock psichedelico e lisergico fino a Twelve Universe dove si riescono a percepire influenze persino di sonicyouthiana memoria, passando per Domino, l’emozionante seppur “breve” Human Behavour, la cavalcata ritmica di Touch Me e If god exists… / Lost in your arms... binomio sonoro che è anche il perno dell’intero lavoro.
I tre membri del gruppo, Marco Marzo Maracas alle chitarre, e gli ex-Moltheni Umberto Giardini alla batteria e Floriano Bocchino al piano Fender Rhodes, dimostrano di avere doti eccellenti in fase di creazione e anche la produzione di Antonio “Cooper” Cupertino sembra aver agito in maniera positiva nel risultato finale.
I Pineda suonano tremendamente Seventies pur rifacendosi al più recente post-rock dei Mogwai o degli Explosions in The Sky. E il risultato di questo incontro-scontro non stanca; le divagazioni sonore e temporali di questo album non risultano mai già sentite o banalmente ripetitive, grazie alle già citate doti creative dei tre.
Tuttavia il timore è che questo album non riuscirà ad essere ricordato fra quattro-cinque anni, soprattutto a causa della pigrizia del pubblico italiano, anche di quello cosiddetto indipendente. Ma forse ai Pineda sta bene così, e la loro proposta musicale verte proprio in questo senso.

Andrea Russo



Pineda – Pineda
[Deambula Records, 29/05/2011]

tracklist
01. Give me some welldressed freedom
02. Domino
03. Human Behavour
04. Touch Me
05. If god exists, he is in the deep / Lost in your arms while outside in all the world it's raining
06. Twelve Universe

29/06/11

Caso - Tutti dicono guardiamo avanti (2011)

valutazione: 7,5/10

C’è un disegno alla parete,
sembra Hopper da lontano
per soggetto e taglio della luce.
Mio fratello, otto anni,
portamento da grande artista,
l’ha firmato con pastelli a cera.

Ecco, Hopper: avete presente Sole di Mattina? Beh, ascoltare Tutti dicono guardiamo avanti è un po’ come fare un tuffo dentro Sole di mattina. Puoi quasi sentire i piedi scorrere sulle lenzuola fresche e l’aria delle prime ore del giorno che t’accarezza la pelle, puoi abbracciare il panorama con lo sguardo e sforzarti di seguire il consiglio, sforzarti di guardare avanti. Ma il risultato inevitabile è il senso di straniamento, di alienazione.
Come se fosse facile, guardare avanti, farsi largo a strattoni, ritagliarsi un posto! Come se fosse facile, quando a conquistare le copertine sonle nuove stelle del rock buone a cantar di droghe pesanti e sbornie e tu, invece, ti trovi ad accordare serate con locali che ti chiedono: “Che ne dici di riempirci il bar lunedì sera? Quanti amici e quanta gente porti? Quanto bevono?” ma mai “Cosa suoni?”.
Non è facile, è vero: la coerenza e l’onestà intellettuali, probabilmente, sono doti sconosciute ai più e poco apprezzate. Eppure di artisti come Caso (al secolo Andrea Casali) ci si dovrebbe riempire il mondo. Poco importa se le parole che canta son sorrette solo dalla chitarra e dall’armonica e alcuni passaggi del disco risultano un po’ scarni, quel che conta è  il suo approccio alla musica, teorizzato alla perfezione in Aranciata amara, l'ottava traccia:«[…] tutto quello che canto è solo quello che penso, e siano trecento i paganti o soltanto tre amici per me fa lo stesso. Con la chitarra di legno scordata e la voce stonata, senza palco, senza gli amplificatori potenti, sia questa musica di nicchia o di merda, ciò che conta è che sia onesta.»


Annachiara Casimo


http://www.myspace.com/casosidistrae
http://www.facebook.com/pages/Caso/147508128594648


Caso – Tutti dicono guardiamo avanti

[Fumaio Records, In Limine, Quesuerte, Klasproduction – 2011]

Tracce 

01. Discorso diretto

02. Fiato corto
03. Dimmi qualcosa in silenzio
04. Hopper
05. Balena bianca
06. Zero indietro
07. Secondo discorso diretto
08. Aranciata amara
09. Ripasso dei fondamentali


I Paolo Benvegnù - Hermann (2011)

valutazione: 9/10

C’erano una volta le favole, raccontate a mezza voce al chiaro di lume, prima di andare a letto. Le voci ovattate dei “grandi”, i principi azzurri e le principesse, i cavalieri, le illusioni, i fai piano, si è appena addormentata, i peluche e i cuscini, morbidi palcoscenici di piccoli romanzi onirici.
Poi un giorno, magicamente, le illusioni svaniscono risucchiate dalla realtà, il mondo dei grandi diventa sempre meno distante, sempre più tangibile, con le sue mille contraddizioni ed i suoi infiniti conflitti. È allora che il principe azzurro sveste la palandrana turchina (finalmente!) e acquisisce un  nuovo nome, un nome meraviglioso: Hermann.
Hermann è la personificazione della quotidianità, è l’essere umano comune, che fa di debolezza forza, di noia intuizione. Hermann è insieme la Donna e l’Uomo, connubio indissolubile sancito dalla maternità (non servono grossi studi filologici per cogliere la doppia radice anglofona nel nome Her-mann).
In un’epoca in cui, il più delle volte, manca la pazienza di dedicarsi alla letteratura, Hermann è l’eroe intramontabile di un’epopea che, invece di correre veloce sulle pagine di un poema, vive nelle trame musicali di un disco. La sua esistenza nasce da un fantomaticomanoscritto dello scienziato Fulgenzio Innocenti, ritrovato a Lucignano da una bimba; a dargli voce Paolo Benvegnù, anzi i Paolo Benvegnù. Sì, perché questo è senz’ombra di dubbio un album collettivo, l’album del passaggio dal “domestico”, dall’introspezione, alla coralità e alla comunità: lo è nei temi affrontati nei tredici brani che lo compongono così come nell’approccio ai brani stessi (l’ex leader degli Scisma cede addirittura il microfono al batterista Andrea Franchi nel pezzo di chiusura L’invasore).
Hermann è, dunque, l’espressione di una maturità: traccia dopo traccia, lo sguardo sulla realtà muta, si fa via via meno disperato, si rasserena attraverso il recupero della spontaneità infantile, dell’amore primordiale. Hermann diventa più bello che mai, così com’è immortalato nella foto di copertina: il cappuccio d’un saio sui capelli color argento, si copre gl’occhi con le mani e si riempie i polmoni d’aria di bosco.

Annachiara Casimo





Paolo Benvegnù – Hermann
[La pioggia dischi - 2011]
Tracce
01. Il pianeta perfetto
02. Moses
03. Love is talking
04. Avanzate, ascoltate
05. Io ho visto
06. Andromeda Maria
07. Achab in New York
08. Sartre Monstre
09. Good morning, Mr. Monroe!
10. Date fuoco
11. Johnnie and Jane
12. Il mare è bellissimo
13. L’invasore