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02/07/13

Youth Lagoon – Wondrous Bughouse (2013)


 valutazione: 8,5/10

C’era un enorme chiocciola sul cui guscio un grande satellite bianco era accerchiato da minuscoli pianeti che ruotavano in una danza leggerissima. Non vi era un punto in cui il guscio si restringesse naturalmente per accogliere il corpicino viscido dell’animale, continuava, piuttosto, allargandosi verso il basso in forme astratte che inglobavano altri pianeti, alcuni sormontati da splendidi anelli colorati. La scia che il mollusco lasciava dietro di sé era d’oro e arancio, quasi fiammeggiante…
Su una delle due antenne non c’era, come di consueto, un occhio ma un’apertura, quasi una bocca, da cui sputava del liquido bluastro verso l’altro, verso un piccolo pavone che sovrastava, come un sole, il cielo con la sua sontuosa coda.
Dalle radici di due palme gemelle s’infittiva un paesaggio notturno. Un feto illuminava l’oscurità specchiandosi nel mare in cui galleggiava una barchetta minuscola. Pesci, meduse e farfalle svolazzavano leggiadri sopra una collina da cui un occhio gigante osservava tutto ciò che intorno avveniva.
Poco più in là delle pecore pascolavano accanto ad una lapide.
YOU’LL NEVER DIE YOU’LL NEVER DIE YOU’LL NEVER DIE YOU’LL NEVER DIE.

Un arcobaleno sui toni del verde segnava il confine fra futuro e passato. Vedevo il bimbo e l’adolescente, vedevo un domani. Un ticchettio segnava i secondi, con incedere prima fermo e poi pian piano più veloce fino ad accelerare vorticosamente e trasformarsi in una corsa di cavalli. Li sentivo avvicinarsi, non riuscivo a scorgerli.
Il silenzio. Delle spirali si innalzavano dalla terra e nascevano fiori, li vedevo colorarsi delle stesse cromie smeraldo dell’arcobaleno. I petali si striavano di sfumature e si dischiudevano, si staccavano lievi dalle corolle e, mutati in piume, salivano sempre più in alto. The garden of earth / it blooms in the seed. Una gazza mi si posava sulla spalla, la sentivo sussurrarmi all’orecchio vecchie poesie d’amore, aveva la tua voce.
YOU’LL NEVER DIE YOU’LL NEVER DIE YOU’LL NEVER DIE YOU’LL NEVER DIE.

Annachiara Casimo




Youth Lagoon – Wondrous Bughouse
[Fat Possum, 05/03/2013]

tracklist

01. Through Mind and Back
02. Mute
03. Attic Doctor
04. The Bath
05. Pelican Man
06. Dropla
07. Sleep Paralysis
08. Third Dystopia
09. Raspberry Cane
10. Daisyphobia
  

02/05/12

Are you real? – Songs of Innocence (2012)

valutazione: 7,5/10

When the voices of children are heard on the green
And laughing is heard on the hill,
My heart is at rest within my breast
And everything else is still.
[William Blake, Songs of Innocence - Nurse's Song, st. 1]

Seduta sulla riva del fiumiciattolo, Linda intrecciava qualche fiore di campo ai capelli biondi; come una novella Guy Montag, recitava stupita Canti d’innocenza pescati a caso dalla memoria.
Edie la raggiunse e l’abbracciò.
Gli sembrava di non aver mai respirato. I polmoni erano liberi, il corpo leggero. Rotolava giù dalla collina, si arrampicava sugli alberi e scrutava il mondo.
Aguzzò la vista.
«Nulla si perde mai veramente», sussurrò lei.
Si tennero per mano mentre sorridevano al nuovo mondo.

Annachiara Casimo



Are you real? – Songs of Innocence 
[Face Like A Frog Records, 13/01/2012]

tracklist
01. Star child apocalypse
02. The end of the world
03. Fairytale
04. I miss you forever
05. Humans
06. Birds
07. The last song
08. Dream dream dream
09. The great fire
10. Another world

19/01/12

Sandro Perri – Impossible Spaces (2011) #2

valutazione: 8,5/10

Nuoto nel nulla cosmico nel quale affoga il nostro amore.
Spazi impossibili ci circondano, impressionati su pellicola lucida.
Restano ricordi, angoli illuminati, sorrisi e pulviscolo.
Tienimi la mano, le gambe non reggono.

Annachiara Casimo



Sandro Perri – Impossible Spaces
[Costellation, 18/10/2011]

tracklist
1.Changes
2. Love and Light
3. How Will I?
4. Futureactive Kid (Part I)
5. Futureactive Kid (Part II)
6. Wolfman
7. Impossible Spaces

22/10/11

Sandro Perri – Impossible Spaces (2011)

valutazione: 8,5/10

Nome italiano e natali canadesi, Sandro Perri, polistrumentista noto anche con il moniker di Polmo Polpo, torna con Impossible Spaces, un lavoro dal sapore nostalgico e, insieme, dall’intraprendenza sperimentale.

Romanticamente, si potrebbe dire che l’album appare come un romanzo dalle pagine ingiallite, uno di quei libri che, oltre a raccontare la trama vergata ad inchiostro, narrano anche, fra una riga e l’altra, le storie di quanti si siano trovati a sfogliarlo. L’apporto maggiore, in questo senso, viene dalla voce di Perri, sospesa e malinconicamente dolce, quasi catturata da un’altra epoca, appunto.
Allo stesso modo, poi, non pare un caso che a presentare il disco sia il video dalle sfumature rosate e giallastre di Love & Light, realizzato dal portoghese Pedro Maia con fotografia analogica e sviluppato su un concept che ruota attorno all’idea di memoria.
Parallelamente, Impossible Spaces si sviluppa su strati (voce, chitarra, archi, fiati, base elettronica, percussioni, …) adagiati compostamente l’uno sull’altro, in modo da non esagerare mai ma, anzi, far sì che ogni ascolto del disco regali all’orecchio nuovi particolari nascosti inevitabilmente fra le pieghe del suono.

Folk, soul, post e progressive rock, pulsazioni dub, vortici psichedelici e sperimentazione elettronica: sembra, insomma, che in quest’album non manchi niente.
Nei quattro anni che ci separano dal precedente lavoro, con abilità e doti da grande musicista, Perri è riuscito a confezionare una piccola magia capace di metter ordine al caos e riunire, in un grande abbraccio, suoni familiari e profonda innovazione.

Annachiara Casimo




Sandro Perri – Impossible Spaces
[Costellation, 18/10/2011]

tracklist
1.Changes
2. Love and Light
3. How Will I?
4. Futureactive Kid (Part I)
5. Futureactive Kid (Part II)
6. Wolfman
7. Impossible Spaces

07/10/11

Pineda – Pineda (2011)

valutazione: 7/10

Un lungo respiro, si chiudono gli occhi e la musica comincia ad entrare dentro i polmoni. La mente abbandona le riflessioni quotidiane e deraglia dolcemente verso nuove dimensioni.
Ha ancora senso parlare di space-rock nei prima anni Dieci del XXI secolo? Forse sì e i Pineda, con il loro omonimo album di esordio, ce lo dimostrano ampiamente dando vita a sei brani che scorrono con una spinta propulsiva energica che non perde mai di contenuto musicale; da Give me some welldressed freedom che verte verso il rock psichedelico e lisergico fino a Twelve Universe dove si riescono a percepire influenze persino di sonicyouthiana memoria, passando per Domino, l’emozionante seppur “breve” Human Behavour, la cavalcata ritmica di Touch Me e If god exists… / Lost in your arms... binomio sonoro che è anche il perno dell’intero lavoro.
I tre membri del gruppo, Marco Marzo Maracas alle chitarre, e gli ex-Moltheni Umberto Giardini alla batteria e Floriano Bocchino al piano Fender Rhodes, dimostrano di avere doti eccellenti in fase di creazione e anche la produzione di Antonio “Cooper” Cupertino sembra aver agito in maniera positiva nel risultato finale.
I Pineda suonano tremendamente Seventies pur rifacendosi al più recente post-rock dei Mogwai o degli Explosions in The Sky. E il risultato di questo incontro-scontro non stanca; le divagazioni sonore e temporali di questo album non risultano mai già sentite o banalmente ripetitive, grazie alle già citate doti creative dei tre.
Tuttavia il timore è che questo album non riuscirà ad essere ricordato fra quattro-cinque anni, soprattutto a causa della pigrizia del pubblico italiano, anche di quello cosiddetto indipendente. Ma forse ai Pineda sta bene così, e la loro proposta musicale verte proprio in questo senso.

Andrea Russo



Pineda – Pineda
[Deambula Records, 29/05/2011]

tracklist
01. Give me some welldressed freedom
02. Domino
03. Human Behavour
04. Touch Me
05. If god exists, he is in the deep / Lost in your arms while outside in all the world it's raining
06. Twelve Universe