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17/06/12

Hannah Cohen – Child Bride (2012)

valutazione: 7,5/10

Quando a muovere le redini di un progetto musicale sono eleganza e semplicità, sembra inevitabile scommettere sulla bellezza del risultato e questo disco debutto di Hannah Cohen, in effetti, è uno spettacolo di grazia e leggiadria. Non brillerà in fatto di originalità eppure la compostezza e la piacevolezza di un ascolto come questo sono sempre doti sperate e apprezzate.
Child Bride è così: una sposa bimba che prende vita e si muove nel suo vestito candido di pizzo, sulle note della voce variopinta di Hanna, ora morbida e malinconica come nella traccia di apertura Don’t say o nel singolo The Crying Game (di cui anche il videoclip incarna lo spirito di essenzialità e fascino), ora piena e maestosa, come nel ritornello di Shadows.
Tutto gioca – come prevedibile per un disco di cantautorato folk al femminile come questo – sul rapporto fra la voce e i pochi strumenti che l’accompagnano: talvolta questi ultimi giocano un ruolo “di supporto”, ricreando uno spazio di intimità in cui si sviluppano i testi; altre volte quasi prendono il sopravvento, si rincorrono l’un l’altro e sopraffanno la voce (è il caso, per esempio, della danza di pianoforte nella coda di Boy + Angel, davvero bella).
Un plauso doveroso va dunque alla produzione di Thomas Bartlett, capace di dare la giusta cornice a questi dieci pezzi e fornire il giusto concime ad un talento che, si spera, porterà sempre più fiori magari reinventandosi in una più personale dimensione.
Nel frattempo, mettiamoci comodi e godiamoci questo primo, delicato lavoro col suo concentrato di serenità e armonia.

Annachiara Casimo



Hannah Cohen – Child Bride
[Bella Union, 23/05/2012]

tracklist
01. Don’t Say
02. The Simplest
03. Shadows
04. California
05. Boy+Angel
06. Sorry
07. Say Anything
08. Carry You Under
09. The Crying Game
10. Sunrise

17/04/12

Mirel Wagner – Mirel Wagner (2012)

valutazione: 8,5/10

Difficilmente un disco giocato tutto su chitarra e voce riesce a catturare l’attenzione dai primi agli ultimi minuti. E, quando ce la fa, rimangono davvero pochi dubbi sulla bontà del lavoro.
Mirel Wagner, etiope di nascita, finlandese d’adozione, riesce nell’impresa combinando scientemente, nel suo album d’esordio omonimo, angosce, ombre e malinconie. Fuggendo il (talvolta) stucchevole cliché della donzella che canta d’amore e tenerezze nella cassa della sua chitarra, Mirel intesse, con l’ausilio di una voce intensa, un disco pregno d’inquietudini ipnotiche che richiama alla memoria una certa tradizione americana (Cohen su tutti).

Fulcro del lavoro è, infatti, un interesse ossessivo verso la sfioritura, la decadenza di oggetti e sentimenti, di rapporti e visi, fuse con l’essenzialità sonora, come in No Death, il singolo che presenta il lavoro, cantilenante ninna nanna dolce all’apparenza ma sinistra nelle descrizioni che compongono il testo. Qualche parola, per quel che riguarda questo singolo, va riservata anche per il video realizzato dal fotografo – nonché fondatore della Kioski Rec, l’etichetta che ha scoperto e lanciato Mirel in Scandinavia - Aki Roukala, che gioca sapientemente con il buio, sfumando i contorni del viso scuro della cantautrice su sfondi neri (un po’ come avviene nell’immagine di copertina dell’LP).
Pezzi più interessanti dei trenta minuti che compongono l’album si dimostrano, ad ascolto concluso, Despair, un invocazione disperata e insistente rivolta al cielo, e Dream, una rievocazione di un incubo quasi recitata su un motivo cupo e incalzante (who is this creature / crawled into my bed / into my head).
L’abilità più grande di Mirel Wagner risiede, comunque, senza ombra di dubbio, nell’utilizzo della sua vocalità che si presta a varie sfumature eppure non eccede mai, non soffoca mai la scarna base musicale ma, piuttosto, si fonde e si sposa a dovere con questa.

Una bella scoperta, insomma, da tenere d’occhio e che, ci auguriamo, riserverà qualche sorpresa in futuro, con un pizzico di maturità in più.

Annachiara Casimo



Mirel Wagner – Mirel Wagner
[Kioski Rec/Bone Voyage, 23/01/2012]

tracklist
1. To the Bone
2. The Well
3. No Death
4. No Hands
5. Red
6. Despair
7. Joe
8. Dream
9. The Road 

19/01/12

Sandro Perri – Impossible Spaces (2011) #2

valutazione: 8,5/10

Nuoto nel nulla cosmico nel quale affoga il nostro amore.
Spazi impossibili ci circondano, impressionati su pellicola lucida.
Restano ricordi, angoli illuminati, sorrisi e pulviscolo.
Tienimi la mano, le gambe non reggono.

Annachiara Casimo



Sandro Perri – Impossible Spaces
[Costellation, 18/10/2011]

tracklist
1.Changes
2. Love and Light
3. How Will I?
4. Futureactive Kid (Part I)
5. Futureactive Kid (Part II)
6. Wolfman
7. Impossible Spaces

18/11/11

Tom Waits – Bad As Me (2011)

valutazione: 9/10

Poi decidemmo di andarcene. Accatastai una pila di scatoloni vuoti e cominciai a selezionare indumenti. I più semplici, nonché quelli meno ingombranti, li avremmo portati con noi. Gli altri li avrei lasciati in beneficienza. Chiamai la padrona di casa. Quella parassita non c’era, così le lasciai un messaggio in segreteria. Avremmo disdetto il contratto di affitto e avremmo lasciato la casa nel giro di tre giorni. Destinazione: Chicago.
Quando abbandonammo il nostro appartamento, io e Sara non ci guardammo indietro e non salutammo nessuno fatta eccezione per un bambino che giocava da solo in cortile.
Sara era sorridente, erano anni che mi pregava di andarcene da quella città cadaverica e di provare nuove esperienze altrove. Ogni tanto ci immaginavamo in un locale degli anni ’60 a sorseggiare whiskey scozzese e scambiare parole con tipi come Allen Ginsberg o Miles Davis. Ma tutto ciò lo potevamo solo sognare presi dall’entusiasmo per la lettura di un libro o l’ascolto di un disco in camera.

Ma cosa credi, che cambiando aria cambi qualcosa? Ebbene no, amico – come dicono nei film americani: amico – non cambia proprio nulla. Credi di vivere in un pessimo b-movie dove tutto gira per il verso giusto? Dove ogni cazzo di scena sembra studiata appositamente per andarti di culo? Nessuno ti lascerà salire su un taxi se non hai i soldi in tasca o se i tuoi abiti non annunciano benessere. Ed è inutile che ti affanni per raggiungere la metropolitana se sei in ritardo, non riuscirai a salirci su gettando prima le valigie. La donna che desideri e che guardi dalla panchina opposta non verrà casualmente a chiederti da accendere, non vi scontrerete mai all’angolo di una strada e non raccoglierai i suoi fottuti fogli di lavoro lasciandole il tuo numero. Non succederà. Credi che freghi qualcosa a qualcuno delle tue poesie da quattro soldi o delle canzoni che scrivi con una chitarra scordata? Non è cambiando aria che incontrerai qualcuno a cui possano piacere e che ti presenterà a sua volta ad altra gente fighissima che ti prometterà un mucchio di soldi.
In realtà tutto ciò che ti spinge a cambiare aria è la paura, non il desiderio di respirare aria nuova. Sono polmoni nuovi quelli che ti servono.
Siamo-tutti-quanti-ineluttabilmente-soli. E viviamo come nella repubblica delle chiavi andate perdute e mai più ritrovate; siamo come mosche annegate in un bicchiere di birra, come le lettere spedite a Santa Claus o un paio di scarpe passate di moda. Perciò, ascolta, togli quella foto dalla cornice e torna tra la folla.

Andrea Russo



Tom Waits – Bad As Me
[Anti-, 24/10/2011]

tracklist
01. Chicago   
02. Raised Right Men
03. Talking at the Same Time
04. Get Lost   
05. Face to the Highway       
06. Pay Me    
07. Back in the Crowd          
08. Bad As Me           
09. Kiss Me    
10. Satisfied   
11. Last Leaf  
12. Hell Broke Luce  
13. New Year's Eve
bonus tracks
14. She Stole the Blush
15. Tell Me
16. After You Die

22/10/11

Sandro Perri – Impossible Spaces (2011)

valutazione: 8,5/10

Nome italiano e natali canadesi, Sandro Perri, polistrumentista noto anche con il moniker di Polmo Polpo, torna con Impossible Spaces, un lavoro dal sapore nostalgico e, insieme, dall’intraprendenza sperimentale.

Romanticamente, si potrebbe dire che l’album appare come un romanzo dalle pagine ingiallite, uno di quei libri che, oltre a raccontare la trama vergata ad inchiostro, narrano anche, fra una riga e l’altra, le storie di quanti si siano trovati a sfogliarlo. L’apporto maggiore, in questo senso, viene dalla voce di Perri, sospesa e malinconicamente dolce, quasi catturata da un’altra epoca, appunto.
Allo stesso modo, poi, non pare un caso che a presentare il disco sia il video dalle sfumature rosate e giallastre di Love & Light, realizzato dal portoghese Pedro Maia con fotografia analogica e sviluppato su un concept che ruota attorno all’idea di memoria.
Parallelamente, Impossible Spaces si sviluppa su strati (voce, chitarra, archi, fiati, base elettronica, percussioni, …) adagiati compostamente l’uno sull’altro, in modo da non esagerare mai ma, anzi, far sì che ogni ascolto del disco regali all’orecchio nuovi particolari nascosti inevitabilmente fra le pieghe del suono.

Folk, soul, post e progressive rock, pulsazioni dub, vortici psichedelici e sperimentazione elettronica: sembra, insomma, che in quest’album non manchi niente.
Nei quattro anni che ci separano dal precedente lavoro, con abilità e doti da grande musicista, Perri è riuscito a confezionare una piccola magia capace di metter ordine al caos e riunire, in un grande abbraccio, suoni familiari e profonda innovazione.

Annachiara Casimo




Sandro Perri – Impossible Spaces
[Costellation, 18/10/2011]

tracklist
1.Changes
2. Love and Light
3. How Will I?
4. Futureactive Kid (Part I)
5. Futureactive Kid (Part II)
6. Wolfman
7. Impossible Spaces

30/06/11

Linda Perhacs – Parallelograms (1970)

valutazione: 9/10

Le gocce di pioggia cadono lente sul fogliame, altre esplodono nell’aria in spruzzi di colore. Ti immagino riflesso in una di queste gocce e il tuo volto – ora blu, ora verde – sorridere dal loro interno. Chiudo gli occhi, li riapro e mi ritrovo io a sorridere.

Una volta, con papà, andai a vedere i delfini volteggiare liberi nel mare della California. Ricordo il sole accarezzare con infinite dita le onde ribelli e posarsi infine sui miei occhi. Per un attimo diventai cieca. Anche i miei capelli sembravano più biondi di quanto non lo fossero già, mio padre ci scherzava su. Quanto avrei voluto essere come quei delfini, sempre in viaggio ma senza una destinazione reale.

Ho bisogno di qualcuno con cui parlare, ma cosa importa? Uscirò di casa scalza, mi bagnerò i capelli e il volto e mi scrollerò dai piedi le foglioline sporche di terra con un rapido movimento delle dita.
Avrei voluto farti vedere la mia nuova danza, paralllllel-o-gram-gram, spiralllllll-o-gram-gram e per finire due oplà e poi ancora. Avresti detto che sono buffa, lo so.
La tua voce, fredda e melanconica, la riconosco ancora. Anzi, mi sembra di sentirla. Oppure no, è solo il suono rugginoso del vento che scuote i pini di Chimacum Road e scaglia in aria le anime dei nostri antenati.


Andrea Russo



Linda Perhacs – Parallelograms
[Wild Places, 1970 - ristampa 2005]

01 - Chimacum Rain
02 - Paper Mountain Man
03 - Dolphin
04 - Call Of The River
05 - Sandy Toes
06 - Parallelograms
07 - Hey, Who Really Cares?
08 - Moons & Cattails
09 - Morning Colors
10 - Porcelain Baked Cast Iron Wedding
11 - Delicious
12 - If You Were My Man (Demo Version)
13 - If You Were My Man (Studio)
14 - Hey, Who Really Cares (With Intro)
15 - Chimacum Rain (Demo Version)
16 - Spoken Intro To Leonard Rosenman
17 - Chimacum Rain (Demo With Sounds)

Marissa Nadler – Marissa Nadler (2011)


valutazione: 7,5/10

"i would know
that there ain't nothing but love songs
on the radio"
(Marissa Nadler - The Sun Always Reminds Me Of You)

Come ciocche di una stessa treccia abilmente attorcigliate, nostalgia e spensieratezza si fondono in quest’album della cantautrice folk Marissa Nadler, un album che è un esordio pur essendo il quinto lavoro dell’artista americana. Composto di undici tracce in bilico su un filo di voce, il disco è, infatti, il primo ad uscire per la neonata Box of Cedar, etichetta di proprietà della stessa Nadler. Ma è anche il primo ad essere così “a nudo”, un amalgama di sentimenti e chitarra, senza nulla d’eccessivo: persino il titolo dell’LP non è altro che il nome stesso della folk-singer come se a valere fosse l’interiorità dell’artista e nulla più.

E in effetti è così.
Pur semplicissime, le tracce scorrono una dopo l’altra, rapendo l’ascoltatore con il loro taglio sognante e i testi strazianti. Parole che parlano d’abbandoni (come in Baby I Will Leave You In The Morning, ad esempio), di ricordi (The Sun Always Reminds Me Of You), di promesse e fiducie tradite ma anche di amori più o meno ricambiati (Wedding).
Uscito il 14 giugno, l’album è interamente ascoltabile ed acquistabile sul bandcamp della cantautrice: un’occasione in più per non farsi sfuggire la possibilità di lasciarsi coinvolgere da questo lavoro al tempo stesso così intimo e universale, una narrazione di emozioni così individuali da far scattare la molla dell’immedesimazione in chiunque l’ascolti.

Annachiara Casimo




Marissa Nadler – Marissa Nadler
[Box of Cedar, 14/06/2011]

tracklist
1. In Your Lair, Bear
2. Alabaster Queen
3. The Sun Always Reminds Me Of You
4. Mr. John Lee Revisited
5. Baby I Will Leave You In The Morning
6. Puppet Master
7. Wind Up Doll
8. Wedding
9. Little King
10. In A Magazine
11. Daisy, Where Did You Go?