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25/03/12

Father Murphy – Anyway your children will denay it (2012)

valutazione: 8/10

I Father Murphy, band trevigiana più famosa all’estero che in Italia, riprendono il sound industrial della fine degli anni ’70, Einstürzende Neubauten e This Heat su tutti, e lo rielaborano disinnescando quella miccia prettamente metropolitana e creandone una nuova che abbraccia l’immaginario pagano/religioso, nero e sovrannaturale tanto caro a David Tibet dei Current 93.

Anyway your children will denay it suona come una sorta di Spoon River gotico. Ogni pezzo del quarto album del gruppo, infatti, sembra una cartolina scritta dall’aldilà per l’al di qua. Un disco saturo di suggestioni. Il primo brano è una lenta nenia psichedelica che anticipa un rituale dai ritmi ancestrali. His face showed no distortion sembra uno scorcio di girone infernale dove le anime sono costrette al martirio eterno. Stesso clima si respira nella traccia successiva (It is funny, it is restful, both came quickly) che strizza l’occhio persino al black metal, mentre nella medievale In praise of our doubts, un direttore d’orchestra in stato d’ebbrezza sembra condurre un’orchestra della follia.

Fondamentale in questo disco sembra la componente psichedelica (in questo senso, cruciale è stato l’apporto di Greg Saunier dei Deerhoof in fase di re-mixing) che, oltre a dare respiro al disco, contribuisce a creare quel clima di aleatorietà che si fa maniacale.

Infine, un ultimo accenno meritano i brani finali che sembrano sollevare il trend scuro ed estremo dell’album. Soprattutto nell’ottima Don't let yourself be hurt, dove la voce di Chiara Lee sembra gettare una luce confortante con un brano catartico che non sfigurerebbe di certo in un album di Carla Bozulich.

Andrea Russo



Father Murphy – Anyway your children will denay it
[Aagoo Records, 01/03/2012]

tracklist
01. How we ended up with feelings of guilt
02. His face showed no distortions
03. It is funny, it is restful, both came quickly
04. Digging the bottom of the hollow
05. In praise of our doubts
06. Their consciousness
07. In the flood, with the flood
08. Don't let yourself be hurt

09/12/11

Laboratorio Musicale "Suono C" – Fobetore (2011) #2

valutazione: 8,5/10

Si era fatto buio e la candela era ormai poco più che un mozzicone. La inclinai e versai qualche goccia di cera sulla superficie fredda del tavolino, poi ne presi una nuova e la fissai su quella base morbida e calda.
Dopo aver estratto un fiammifero e averlo strofinato sul bordo ruvido della scatola, avvicinai la fiamma allo stoppino ancora vergine.
Passarono alcuni secondi prima che sembrasse aver attecchito. Spensi d’impulso il cerino ormai consumato per timore di bruciarmi i polpastrelli ma, appena la nuova fiammella non venne più alimentata, s’affievolì spegnendosi.
Dalla finestra socchiusa, il vento s’insidiava nella stanza con dei sibili oscuri e mi accarezzava il collo, gelido. Ebbi un sussulto di timore, sporsi la testa appoggiandomi agli infissi e fui travolto in pieno viso dalla velocità dell’aria. A meno che non fossimo entrati in una galleria senza che me ne fossi reso conto, la notte era una cappa di fuliggine impenetrabile. Nonostante strizzassi gli occhi nel tentativo di percepire i contorni del paesaggio attorno, non riuscivo a vedere nulla che non fosse quel nero asfissiante.


D’improvviso un cono di luce si stagliò prepotente nell’aria. Non so dire come ma mi ritrovai un lembo di lenzuolo stretto attorno al collo e la fronte madida. Nel ventaglio luminoso che s’era ricreato sulla parete scorrevano danze lievi di ombre cinesi, accompagnate dalla melodia soffusa di un pianoforte.
Una voce ronzante raccontava una fiaba, ne ero certo nonostante non riuscissi a distinguerne le parole.

La porta di fianco al letto si spalancò. Fui travolto dal frastuono della strada, le auto sfrecciavano, i bimbi piangevano, o ridevano, non so. Riuscii a distinguere il lamento malinconico di un flauto, mi sembrò capace di ipnotizzare tutti i rettili del pianeta. Da bambino guardavo per ore lo stesso identico cartone animato: un uomo in turbante, carnagione scura, soffiava dentro un flauto a tre fori mentre, dinanzi a lui, un lungo serpente sbucava da una cesta di vimini.
Mi resi conto che le punte della dita mi si stavano riscaldando inaspettatamente, abbassai lo sguardo e mi vidi sbuffare dentro un flauto puntellato di infiniti fori. Tentai di fermarmi: non ci riuscii.
Il cono di luce ora rifletteva il viso di mia madre, stilizzato con tratti leggeri violacei. Piansi, e ogni lacrime che mi cadeva sulle guance rigava l’ombra della sua faccia che a contatto con l’acqua si sformava, quasi fosse d’inchiostro. Solo quando riuscii ad avvicinarmi, mi resi conto che quelle che prima m’erano parse linee rossicce, non erano altro che file interminabili di formiche disposte a disegnare lineamenti di donna.
Mi ritrovai il corpo completamente coperto di formiche. Urlai e mi si riempì anche la bocca.
L’ossigeno intorno diminuì all’improvviso, i muri mi venivano addosso con fare incalzante. Li toccai, li sentii freddi, metallici. Presi a batterci contro con i pugni, puntando i piedi. Non cedettero. Non riuscivo più a muovermi.
All’esterno, il flauto era soffocato dai rumori.

Non ho idea di quanto tempo passò prima che riuscissi a riprendere conoscenza ma sono certo di una cosa: aperti gli occhi,  distinsi subito due mozziconi di candela su un tavolinetto coperto di cera.

Annachiara Casimo


Laboratorio Musicale “Suono C” – Fobetore
[Snowdonia, 07/11/2011]

tracklist
01. Fobetore
02. Ofterebo
03. Bofereto
04. Ertofobe
05. Terfobeo
06. Orbofete
07. Retofebo
08. Efotobre



04/11/11

Laboratorio Musicale "Suono C" – Fobetore (2011)

valutazione: 9,5/10

Fobetore, personificazione degli incubi, questa volta usa il mezzo musicale per venirci a trovare.
Il nuovo lavoro del Laboratorio Musicale “Suono C”, gruppo fondato dai fratelli di Noci (BA) Gianni e Donato Console, è una pura e sincera sperimentazione musicale che sembra trarre ispirazione dallo spaziale free jazz di Sun Ra, dall’avanguardia dei maestri dell’improvvisazione come John Cage e infine dall’elettronica minimale, ma non mancano riferimenti alla musica tradizionale, vedi la marcia bandistica deviata da elementi jazz e persino funky di Ertofebo, tra gli episodi più alti dell’album.

Proprio come nelle opere di John Cage, il silenzio sembra essere il centro nodale di Fobetore in quanto sottolinea e demarca i passaggi musicali che sono sapientemente intrecciati in un unico impasto sonoro. Il silenzio “parla” all’ascoltatore e crea un’atmosfera onirica e sospensiva fino alla rivelazione finale di Efotobre. Le singole tracce, in tal modo, diventano parte di un concept, e non a caso i titoli dei brani sono tutti un anagramma di Fobetore: il “laboratorio” ha voluto ispezionare questo grande mostro della paura da diverse angolature.

La sensazione che questo album lascia all’ascoltatore è quello di un lavoro aperto, di proiezione condivisa dei propri stati d’animo – la paura, appunto. I cinque musicisti che ne hanno preso parte hanno improvvisato e registrato le proprie parti musicali ognuno in cinque postazioni diverse e alla fine la fase di missaggio sembra un grande atto di condivisione. E proprio questo atto riesce ad allontanare le quotidiane fobie umane, grazie al fantastico prodigio che soltanto la musica riesce a creare.

Oltre ai fratelli Console hanno preso parte a questo progetto di ricerca musicale anche altri tre musicisti della zona: Walter Diserio, Giovanni Zaccaria e Giuseppe Tria. In più altre “comparse” si sono esibite alle prese con strumentazioni industrial come tagliaerba, betoniera, sega elettrica, trapano, martello e troncatrice; tutte suonate nella traccia rivelatrice finale.
Notevoli anche le creazioni artistiche della giovane Marika Dimattia per il booklet nonché la traccia video curata da Tonino Casula a conferma della natura aperta di questo “laboratorio” d’arte.

Andrea Russo



Laboratorio Musicale “Suono C” – Fobetore
[Snowdonia, 07/11/2011]

tracklist
01. Fobetore
02. Ofterebo
03. Bofereto
04. Ertofobe
05. Terfobeo
06. Orbofete
07. Retofebo
08. Efotobre