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25/02/13

Swans – The Seer (2012)


valutazione: 9/10

Lamentazioni e apostasia

«È finita la gioia del nostro cuore,
si è mutata in lutto la nostra danza.»
(Lamentazioni 5,15)

Dio! Hai lodato la mia sobrietà d’animo. Hai posto sulla mie labbra la tua parola. Le mie labbra sono ora secche e increspate. Dove sei adesso? Fatti vivo, fatti carne animale. Ti immagino come un lupo solitario e orgoglioso delle sue ferite. Non nasconderti oltre.
Il tuo regno è stato schiacciato, la tua gente ora muore di sete. Chi si saziava col tocco dei tuoi raggi, si umilia oggi nel fango. Chi vendeva a peso d’oro il suo pane, si nutre oggi di polvere. I nostri occhi si scioglieranno, e affideremo l’acqua alle nostre figlie che si specchieranno e si prostreranno in tua assenza.
La tua mente è nel mio occhio. La mia mente è nella tua mano. Perché ci vuoi abbandonare per sempre? Alzo gli occhi al cielo, il mio sguardo è rivolto alle nuvole. Esse volteggiano cupe nell’aria minacciosa. Sono un messaggio? Oppure sei lì, nascosto dietro la vetta di quella montagna spoglia e dall’aspetto austero. Stentoreo arriva il tuo grido, nel gemito terrificante di un gatto selvatico.

Ci hai ingannati, o Signore! Il nostro strazio non può durare così a lungo. Chi potrebbe ridarmi la vita è lontano, chi può consolare i bambini abbandonati è stato sconfitto dai nemici. E allora ti ripudio, Signore! Esci dalla mia mente, vai fuori e lasciaci con le nostre miserevoli pene! Sento la libidine percorrere i miei arti e la tua assenza mi fa gridare a pieni polmoni: «siamo liberi!» Liberi dall’odio e dall’amore, ma potenti e fieri come buoi sciolti dal loro giogo, come schiavi fuggiti dalla mano del padrone. Siamo liberi come la morte. E benedetti dalla morte inseguiremo i tuoi sudditi e li tormenteremo. Siamo liberi come la morte. Siamo potenti come la morte.

"Ge ge ge ladder to god
Get fucked
Get fucked
We're on a ladder to god
We're on a ladder to god

We are blessed
We are blessed
Fuck
Bliss
Fuck
Bliss"

Andrea Russo



Swans – The Seer
[Young God, 28/08/2012]

tracklist
disc1:
01. Lunacy     
02. Mother of the World        
03. The Wolf
04. The Seer
05. The Seer Returns
06. 93 Ave. B Blues
07. The Daughter Brings the Water
disc2:
01. Song for a Warrior
02. Avatar
03. A Piece of the Sky
04. The Apostate



23/04/12

Johnny Mox – We=trouble (2012)

valutazione: 8,5/10

Avete presente quei meravigliosi castelli costruiti mettendo assieme delle carte da gioco? Ecco: We=trouble è qualcosa di molto simile a quei castelli lì, una roba complessa costruita abilmente con una materia prima semplicissima e Johnny Mox è un po’ come quei parenti o quegli amici bravissimi che ti fanno morire d’invidia, visto che tu a malapena riesci a metter su due carte in equilibrio.

L’elemento chiave di We=trouble, insomma, è la voce. È un lavoro di precisione geometrica interamente edificato su strati vocali che si sovrappongono ossessivamente in loop – ora sottoforma di cori insistenti, ora di human beatbox – ricreando una sorta di caos ordinato, un’energia confusionaria che, come spiega lo stesso autore (al secolo Gianluca Taraborelli), è l’esatta trasposizione di uno stato d’animo collettivo, è la voglia di fare dei ragazzi mal immagazzinata da una società “in loop fisso, con pochissime opportunità”.
Sopra questa fitta trama, si alternano poi testi talvolta trascinati e cantilenanti con un retrogusto gospel, altre volte scanditi da un incedere blues come in Oh Reverend (una delle tracce più riuscite e più incisive assieme a For President), altre volte ancora sputati fuori come sermoni (Steady diet of Loathing).

Il risultato è, appunto, una miscela di semplicità e complessità della durata di poco più di venticinque minuti.
Non sempre l’ascolto scorre via veloce, a volte arranca un po’ asfissiato dai tanti suoni incastrati l’uno sull’altro eppure, già dopo il primo ascolto, alcuni motivi rimangono ben saldi in mente tanto che non si riesce a fare a meno di riascoltare l’intero album più e più volte. 

Annachiara Casimo





Johnny Mox – We=trouble
[Whosbrain Records / Musica per Organi Caldi, 03/04/2012]

tracklist
01. We=Trouble
02. Oh Reverend
03. All We ever wanted was Everything
04. Steady diet of Loathing 
05. VHS Vampire
06. For President 
07. Wallgaze Sermon 
08. Benghazi عربية الربيع

25/03/12

Father Murphy – Anyway your children will denay it (2012)

valutazione: 8/10

I Father Murphy, band trevigiana più famosa all’estero che in Italia, riprendono il sound industrial della fine degli anni ’70, Einstürzende Neubauten e This Heat su tutti, e lo rielaborano disinnescando quella miccia prettamente metropolitana e creandone una nuova che abbraccia l’immaginario pagano/religioso, nero e sovrannaturale tanto caro a David Tibet dei Current 93.

Anyway your children will denay it suona come una sorta di Spoon River gotico. Ogni pezzo del quarto album del gruppo, infatti, sembra una cartolina scritta dall’aldilà per l’al di qua. Un disco saturo di suggestioni. Il primo brano è una lenta nenia psichedelica che anticipa un rituale dai ritmi ancestrali. His face showed no distortion sembra uno scorcio di girone infernale dove le anime sono costrette al martirio eterno. Stesso clima si respira nella traccia successiva (It is funny, it is restful, both came quickly) che strizza l’occhio persino al black metal, mentre nella medievale In praise of our doubts, un direttore d’orchestra in stato d’ebbrezza sembra condurre un’orchestra della follia.

Fondamentale in questo disco sembra la componente psichedelica (in questo senso, cruciale è stato l’apporto di Greg Saunier dei Deerhoof in fase di re-mixing) che, oltre a dare respiro al disco, contribuisce a creare quel clima di aleatorietà che si fa maniacale.

Infine, un ultimo accenno meritano i brani finali che sembrano sollevare il trend scuro ed estremo dell’album. Soprattutto nell’ottima Don't let yourself be hurt, dove la voce di Chiara Lee sembra gettare una luce confortante con un brano catartico che non sfigurerebbe di certo in un album di Carla Bozulich.

Andrea Russo



Father Murphy – Anyway your children will denay it
[Aagoo Records, 01/03/2012]

tracklist
01. How we ended up with feelings of guilt
02. His face showed no distortions
03. It is funny, it is restful, both came quickly
04. Digging the bottom of the hollow
05. In praise of our doubts
06. Their consciousness
07. In the flood, with the flood
08. Don't let yourself be hurt

14/07/11

Thurston Moore – Demolished Thoughts (2011) #2

valutazione: 8,5/10

«avremmo potuto dar vita a una farfalla
con le notizie del giorno
stampate a sangue sulle ali»
(Mina Loy)

Hey, Grrrl! Ricordi tutti quei pensieri stampati sulle pareti? Le pareti sono ora scolorite, tanto vale demolirle e lanciarne i pezzi per aria e sussurrare una canzone dolce per nostra figlia.

Andrea Russo



Thurston Moore – Demolished Thoughts
[Matador Records, 24/05/2011]

tracklist
01 - Benediction
02 - Illuminine
03 - Circulation
04 - Blood Never Lies
05 - Orchard Street
06 - In Silver Rain with a Paper Key
07 - Mina Loy
08 - Space
09 - January

07/07/11

Boris – Attention Please (2011)

valutazione: 8/10

I giapponesi, si sa, quando cominciano a sperimentare in musica non li ferma più nessuno. Ne sono esempio lampante i Boris che passano agli annali come la band più camaleontica di tutti i tempi. A differenza dei simpatici camaleonti, però, i nostri non si adattano a sopravvivere né vogliono nascondersi. Semplicemente sono abili nel far girare la testa degli ignari ascoltatori che, magari affezionati a un lavoro con certe sonorità, si ritrovano nelle mani un album totalmente differente dalle aspettative. Ci si prende un po’ in giro, insomma. Si suona per se stessi, mica per vendere più copie.

È il caso di dire che Attention Please, ci mette tutti in guardia già dal titolo. Per la prima volta nella carriera di questa band fenomenale, tutte le parti vocali sono affidate alla poliedricità di Wata che pone sul piatto tutte le sue abilità canore riuscendo efficacemente a variare registro di canzone in canzone, mettendo in luce la sua personalità a tratti melodica a tratti psichedelica e un po’ heavy.
In Attention Please, prima traccia dell’omonimo album, sembra di ascoltare una canzone cantata da una lisergica Kazu Makino in preda a tachicardie. In Hope e Party Boy si alza un potente wall of sound con un tocco melodico che ci predispone all’ascolto del trittico See you Next Week, Tokyo Wonder Land e You, a metà strada tra i migliori Low e i Sonic Youth strumentali, non mancando di far emergere un tocco spirituale dal sapore tutto orientale (secondo Merzbow la musica è veicolo per raggiungere l’estasi). Decisamente più “sporca” e movimentata è l’ultima parte dell’album ma la chiusa del disco è ancora affidata a una canzone eterea e sognante, colma di feedback non nevrotici bensì portatori di una carica emozionale che sfiora il parossismo.

Prerogativa dei grandi album è la voglia, da parte dell’ascoltatore, di premere nuovamente play alla fine del disco. Infatti si resta col dubbio di essersi persi qualcosa durante il primo ascolto, di non aver percepito fino in fondo tutte le peculiarità delle canzoni. Si resta un po’ sbalorditi dalle innumerevoli capacità artistiche di questa band che, in un anno, ha pubblicato la bellezza di tre album senza contare la collaborazione con Merzbow, il guru delle sperimentazioni sonore.

Andrea Russo



Boris – Attention Please
[Sargent House, 24/05/2011]

tracklist
01. Attention Please
02. Hope
03. Party Boy
04. See You Next Week
05. Tokyo Wonder Land
06. You
07. Aileron
08. Les Paul Custom ‘86
09. Spoon
10. Hand in Hand

30/06/11

Thurston Moore – Demolished Thoughts (2011)


valutazione: 8,5/10

I confront what crosses my path
Demolished thoughts in the aftermath
I don't look back to see the remains
It's just another one of their games.

C’è un silente luogo della mente che resta intatto dopo una distruzione. È quel luogo simbolico dominato da una paradossale vitalità, riservato alla ricostruzione. Sembra essere questo il campo in cui si muove Thurston Moore, leader dei Sonic Youth, alle prese col suo quarto album solista.
Già con Trees Outside The Academy avevamo potuto apprezzare le sue capacità compositive anche con la chitarra acustica ma non ci si poteva aspettare un album così agli antipodi rispetto le fragorose chitarre soniche e i feedback lancinanti che hanno fatto scuola a cavallo tra gli anni ottanta e novanta. Con Demolished Thoughts, scopriamo un signor Moore deciso a misurarsi con canzoni più intime e distese, come se si fosse divorato un disco di Nick Drake magari in compagnia dell’amico J Mascis.

In tal senso, sembra essere fondamentale la collaborazione in produzione di Beck, mentre la violinista Samara Lubelski e l’arpista Mary Lattimore donano un tocco malinconico in un contesto musicale decisamente folk.
Particolarmente ispirate, dal punto di vista melodico, sono la dolce Benediction, Illuminine e Blood Never Lies ma non mancano episodi più tesi e nervosi come Circulation che strizza l’occhio al punk-rock. Ad un ascolto superficiale, tra l’altro, sembrano stancare gli oltre sei minuti di Orchard Street e Space che risultano, invece, grandi esempi di psycho-folk acidulo e visionario. C’è anche il tempo per gli omaggi, stiamo parlando di Mina Loy – poetessa futurista, attrice e pittrice di origini inglesi vissuta tra nuovo e vecchio continente – alla quale è dedicata un’intera canzone, tra le più elaborate del disco e forse la meno accessibile.

Alla fine di questi trentasei minuti, l’ascoltatore affezionato alle sonorità rumorose resterà spiazzato ma, al tempo stesso, piacevolmente sorpreso di scoprire il proprio beniamino in una nuova veste, anzi, quasi spoglio del suo passato, libero di sperimentare nuove soluzioni musicali. Il neofita, invece, probabilmente farà fatica a digerire certe scelte sicuramente dettate da uno sfogo liberatorio più che da esigenze comunicative; è vero che imbraccia la chitarra acustica, ma è pur sempre Thurston Moore!

Andrea Russo



Thurston Moore – Demolished Thoughts
[Matador Records, 24/05/2011]

tracklist
01 - Benediction
02 - Illuminine
03 - Circulation
04 - Blood Never Lies
05 - Orchard Street
06 - In Silver Rain with a Paper Key
07 - Mina Loy
08 - Space
09 - January