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10/07/11

Boris – Heavy Rocks (2011)

valutazione: 7/10

Nel precedente articolo sui Boris, ci eravamo soffermati sul fatto che Attention Please non è il solo album uscito in questo 2011 per la band nipponica. Avevamo  anche accennato alla loro natura cangiante e ai temi musicali esplorati. Se Attention Please suona come la loro svolta pop, il secondo volume di Heavy Rocks – che richiama l’Heavy Rocks del 2002 nel nome ma anche nella veste grafica e ovviamente nelle sonorità – riprende un tema caro ai Boris, ossia l’hard-rock a tratti stoner o pesante come quello dei Melvins, a tratti schizofrenico come quello dei Motorpsycho.

Ad aprire le danze (precisamente danze di teste in preda a convulsioni) è l’affilatissima Riot Sugar con chitarre cariche di distorsioni e fuzz da capogiro, mentre con GALAXIANS sembra di essere su un treno a velocità supersonica diretto verso dimensioni altre.
Nonostante le sfuriate rock descritte, in questo album non mancano episodi che attenuano l’impeto iniziale e che richiamano il coevo Attention Please. In questo modo i Boris non scadono in una semplice versione aggiornata dell’edizione 2002 di Heavy Rocks ma elaborano un’opera svincolata e autonoma. Per usare una facile similitudine, si potrebbe parlare di una montagna russa. La sensazione di saliscendi è palesemente voluta dalla band con tracce più distese, affini allo space-rock (la catartica Missing Pieces e la lentissima marcia funerea di Aileron) e qualche sporadico accenno allo shoegaze infettato di pop (Tu, la la) intervallate da altri brani più propriamente stoner.

La dimostrazione di quanto questa band di Tokyo sia fuori di testa è tutta concentrata nel pezzo finale, la potente e metallica Czechoslovakia che finisce proprio quando sembra che stia cominciando il più bello, lasciando l’ascoltatore sospeso in aria, come se il treno supersonico si fosse svincolato dai binari mettendo nel panico i viaggiatori.

Andrea Russo

Il sito ufficiale della band




Boris –  Heavy Rocks
[Sargent House, 24/05/2011]

01. Riot Sugar
02. Leak -Truth,yesnoyesnoyes-
03. GALAXIANS
04. Jackson Head
05. Missing Pieces
06. Key
07. Window Shopping
08. Tu, La La
09. Aileron
10. Czechoslovakia


Sui MagMusic

07/07/11

Boris – Attention Please (2011)

valutazione: 8/10

I giapponesi, si sa, quando cominciano a sperimentare in musica non li ferma più nessuno. Ne sono esempio lampante i Boris che passano agli annali come la band più camaleontica di tutti i tempi. A differenza dei simpatici camaleonti, però, i nostri non si adattano a sopravvivere né vogliono nascondersi. Semplicemente sono abili nel far girare la testa degli ignari ascoltatori che, magari affezionati a un lavoro con certe sonorità, si ritrovano nelle mani un album totalmente differente dalle aspettative. Ci si prende un po’ in giro, insomma. Si suona per se stessi, mica per vendere più copie.

È il caso di dire che Attention Please, ci mette tutti in guardia già dal titolo. Per la prima volta nella carriera di questa band fenomenale, tutte le parti vocali sono affidate alla poliedricità di Wata che pone sul piatto tutte le sue abilità canore riuscendo efficacemente a variare registro di canzone in canzone, mettendo in luce la sua personalità a tratti melodica a tratti psichedelica e un po’ heavy.
In Attention Please, prima traccia dell’omonimo album, sembra di ascoltare una canzone cantata da una lisergica Kazu Makino in preda a tachicardie. In Hope e Party Boy si alza un potente wall of sound con un tocco melodico che ci predispone all’ascolto del trittico See you Next Week, Tokyo Wonder Land e You, a metà strada tra i migliori Low e i Sonic Youth strumentali, non mancando di far emergere un tocco spirituale dal sapore tutto orientale (secondo Merzbow la musica è veicolo per raggiungere l’estasi). Decisamente più “sporca” e movimentata è l’ultima parte dell’album ma la chiusa del disco è ancora affidata a una canzone eterea e sognante, colma di feedback non nevrotici bensì portatori di una carica emozionale che sfiora il parossismo.

Prerogativa dei grandi album è la voglia, da parte dell’ascoltatore, di premere nuovamente play alla fine del disco. Infatti si resta col dubbio di essersi persi qualcosa durante il primo ascolto, di non aver percepito fino in fondo tutte le peculiarità delle canzoni. Si resta un po’ sbalorditi dalle innumerevoli capacità artistiche di questa band che, in un anno, ha pubblicato la bellezza di tre album senza contare la collaborazione con Merzbow, il guru delle sperimentazioni sonore.

Andrea Russo



Boris – Attention Please
[Sargent House, 24/05/2011]

tracklist
01. Attention Please
02. Hope
03. Party Boy
04. See You Next Week
05. Tokyo Wonder Land
06. You
07. Aileron
08. Les Paul Custom ‘86
09. Spoon
10. Hand in Hand