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18/03/13

Beach Fossils – Clash the truth (2013)

 
valutazione: 8,5/10

Dietro il parchetto del paese c’era una casa abusiva e abbandonata immersa nella tipica lama pugliese. Era piccina e sarebbe passata inosservata a chiunque se non fosse stato per quel rosso ormai scolorito con cui un passato proprietario forse un po’ eccentrico l’aveva interamente tinteggiata.
Era nota a tutti i ragazzini della zona per quell’aura di mistero che l’avvolgeva, alimentata da leggende metropolitane legate probabilmente proprio alla tinta scarlatta che evocava strane associazioni mentali a quelle fervide immaginazioni adolescenziali.

Tommaso era un tredicenne come tanti, esagitato dai primi slanci ormonali e dalle prime conquiste d’indipendenza. Passava i pomeriggi di quell’accenno di primavera ammazzando il tempo fra un libro e due timidi tiri a quelle prime sigarette. Da qualche tempo tentava disperatamente di entrare nelle grazie di un gruppo di ragazzetti appena più grandi di lui. Rubare qualche monetina dalla cassettiera della mamma e procurarsi di nascosto quel pacchetto di sigarette rappresentava solo uno, forse il più piccolo, di quei tentativi disperati. Anzi presto avrebbe avuto modo – sperava – di conquistarsi il posto nel gruppo con una specie di rito di iniziazione da cui ogni “adepto” era destinato a passare: il giro della Casa Rossa.
Tommaso non era molto convinto a proposito dei miti che narravano di inquilini sovrannaturali, tutt’al più temeva ratti e scarafaggi ma non avrebbe mai potuto confessarlo.
In ogni caso l’euforia e l’eccitazione, quando giunse la sera designata per la prova, avevano spazzato via qualsiasi timore e condizionamento psicologico negativo. Voleva solo farsi valere e provare di non essere una mezza sega, come qualcuno sosteneva bocciando l’idea di accoglierlo nel branco.
Si disposero tutti davanti la facciata della Casa. Davide, il “capo”, diede un calcio al portone ammuffito e quello cedette subito. Tommaso capì che era un chiaro invito ad entrare. Si avvicinò all’ingresso, ripassando a mente il percorso che avrebbe dovuto compiere, come gli avevano spiegato.
Il primo passo fu il più difficile, il buio era quasi totale, gli passarono frettolosamente una torcia e lo spinsero dentro. Si fece un po’ di luce e, schivando merde e ragnatele, trovò finalmente la scala che conduceva al piano superiore. I pioli scricchiolavano sotto il peso delle scarpe da ginnastica e le mani scivolavano sul legno marcio ma ce la fece. Il piano di sopra era meno sudicio, lentamente arrivò fino alla persiane rosse, le spalancò e la luce lunare invase la stanzetta. Istintivamente si lasciò andare in un grido nel vento, quasi un ululato di soddisfazione alla luna.
Inspirò l’odore della brezza serale, poi passò all’altra finestra, spalancò anche quella. Spense la torcia e tornò sui suoi passi verso la scala. Riprese a scendere, un piede dietro l’altro ed uscì dalla Casa correndo. Era in un vortice di esaltazione. Essere riuscito in quella stupidissima impresa gli dava un senso quasi di immortalità. Tutti gli altri lo abbracciarono, si sentì finalmente parte di un gruppo.
Inforcarono le biciclette e corsero incontro a quell’estate che avrebbe avuto il sapore dei vigneti e l’odore del sudore fraterno.

Annachiara Casimo

 

 
Beach Fossils – Clash the truth
[Captured Tracks, 19/02/2013]

tracklist

1. Clash The Truth
2. Generational Synthetic
3. Sleep Apnea
4. Careless
5. Modern Holiday
6. Taking Off
7. Shallow
8. Burn You Down
9. Birthday
10. In Vertigo
11. Brighter
12. Caustic Cross
13. Ascension
14. Crashed Out

20/11/12

Mount Eerie – Ocean Roar (2012)

valutazione: 9,5/10

Un mondo da quella parte

L’auto gorgoglia su questa strada sterrata, ho paura che le gomme non tengano. L’oceano è ancora lì, immenso e assopito come un randagio. Scendo dall’auto, i fari proiettano due coni di luce che illuminano oltre la staccionata. Le luci di Victoria non si scorgono con la nebbia, e così il Canada sembra lontanissimo. Riconosco solo le isole di San Juan che sembrano mormorare da lontano: “Chi va là?”
In questo stesso posto una volta ci portai mio nipote (i suoi erano in trasferta di lavoro). Era una di quelle rare sere dell’anno in cui il cielo è limpido e pieno di così tante stelle da sembrare una torta zuccherata. Mi colpì la sua grande immaginazione quando mi disse: «Guarda zio, arrivano le sirene!» «Ma dove?» feci io divertito. «Eccole lì – indicando le onde illuminate dalle stelle –, ci vengono incontro», potevo vedere nei piccoli occhi di mio nipote lo stupore di un grande evento. La cosa straordinaria fu che, guardandole attentamente, quelle onde increspate e dalla forma conica sembravano davvero il dorso di splendide sirene argentate.
Mio caro T., qui la foschia scende ancora più fitta e il freddo comincia a irrigidirmi le braccia. Ecco la pioggia, cade piano e si posa sui miei capelli, sull’erba bruna. Ecco il mare che si risveglia.
Ocean roar dreams return
Come in un sogno di vent’anni fa mi precipito di corsa in auto e riparto via dimenticando il berretto ormai zuppo d’acqua. Il maestoso velo grigio chiaro del cielo scroscia acqua e a malapena scorgo i fari delle auto che mi sfrecciano di fronte. Le sagome scure degli alberi che fanno capolino sull’orizzonte sembrano abitazioni di un paese sconosciuto e terribile. Finalmente arrivo in città ma la macchina decide di abbandonarmi proprio tra due case. Una ha le finestre completamente sbarrate. Dall’altra, invece, una donna di mezza età mi guarda sollevando le tendine del finestrino con le dita. Ho un sussulto ma lei sorride e mi fa un cenno di invito. Mi precipito sotto la pensilina e suono il campanello. Mi accoglie alla porta una ragazza di circa venti anni.
«Salve – esordisco –, una signora mi ha fatto cenno di entrare».
La ragazza sorride placidamente: «Sì, sono io». «Oh, scusami. Che strano, questa pioggia mi rende miope». «Non preoccuparti… Siediti pure, puoi aspettare qui che spiova». Mi accomodo su un sofà pregno di un odore umido: di foglie e sigaretta. Noto un giradischi con un vinile che gira ma non risuona nessuna musica, la ragazza alza il volume e si propagano dalle casse le note liquide di un synth che sembrano riempire tutti gli angoli della stanza e infine le parole sussurrate con una leggerezza disarmante lasciano che il tempo scorra alle spalle, con indifferenza.
Tossed on the waves
blown onto land
Grasping meaning
in churning mess
A moment of clear air breathing, seeing the expanse.
Totally at peace with the meaninglessness of living.

Andrea Russo

La pagina fb e il bandcamp dell'artista


Mount Eerie – Ocean Roar
[P.W. Elverum & Sun, 04/09/2012]

tracklist
01. Pale Lights
02. Ocean Roar
03. Ancient Times
04. instrumental
05. Waves
06. Engel Der Luft (Popol Vuh cover)
07. I Walked Home Beholding
08. instrumental

31/08/12

Arrange – New memory (2012)

valutazione: 8,5/10

Sara cominciò a strappare la busta verdemare che si era ritrovata nella cassetta, sebbene non fosse indirizzata a lei.
Sin dall’inizio aveva dubitato della reale esistenza di una Via delle magnolie in fiore in quel buco di cemento che era il suo paesino ma, quando persino all’ufficio postale le avevano confermato l’assenza di una via del genere nella toponomastica cittadina, non aveva più saputo cosa pensare.
«Qualcuno avrà voluto farle uno scherzo, signora» - le aveva detto l’impiegato allo sportello - «escludo anche che l’abbia consegnata un nostro portalettere!».
Ed effettivamente la busta non recava alcun francobollo o timbro, nessun mittente se non quella via scarabocchiata in una grafia elegante ma minuta.
Così Sara era tornata a casa. Tanto valeva aprirla.
All’interno della busta c’era un pezzetto di carta strappata, ripiegato in due.
“From A. to S.”
Sara lo dischiuse.
Sssh. Ascolta. Ogni corteccia del bosco cela confidenze biascicate a mezza voce. Ogni radice conosce le mie ginocchia. Ogni goccia di questo fiume che scorre schiumoso ha sfiorato le mie cicatrici, inondato i miei dubbi.
Cosa mi resta? Cosa mi serve?
Ho visto chi mi circondava mutarsi in ciò che tanto aveva disprezzato in gioventù. Ho temuto che anche la mia schiena si piegasse sotto il giogo della società, che le mie mani si stancassero di scrivere, che il mio cervello s’inibisse nella morsa della routine. Ho avuto paura di ritrovarmi faccia a faccia con una me stessa annullata.
Ti chiedi chi io sia? Scendi le scale di corsa, infilati nel bosco e ascoltami. Sarò lì.
Parve ormai del tutto chiaro che la lettera non poteva essere indirizzata a lei. In quel posto non esistevano magnolie, né tantomeno boschi. Era una trappola grigia di case, palazzi e scuole. Tuttavia quelle poche righe abbozzate su carta color del mare avevano insieme confuso e affascinato la ragazza. Chi poteva spedire una lettera del genere e a chi? E che voglia di correre fra le radici e il profumo d’erba di un bosco…
Le tornò in mente un ricordo. Si mise in macchina. Quand’era piccola, il suo papà la portava spesso in un piccolo boschetto distante qualche chilometro da quel paese. Sebbene fosse piccolino, lei e il padre lo chiamavano “la foresta nera” perché Sara amava sedersi sotto un grande pino e leggere Salgari per interi pomeriggi.
Nel giro di una mezz’oretta fu lì. Il suo grande albero preferito era diventato ancor più maestoso. Sara ne accarezzò le rughe della corteccia, annusò il muschio, raccolse qualche margheritina dal ciglio del sentiero e infine si sedette sull’erbetta.
Si sentì stranamente sollevata. Rilesse le poche righe della lettera e solo allora si rese conto di quanto potesse immedesimarsi nel timore di finire oppressa dai ritmi della società.
***
Da qualche mese Paolo non vedeva più la ragazza che abitava nell’appartamento accanto al suo. Era carina, aveva una strana luce negli occhi. Una mattina l’aveva vista scendere le scale di corsa con uno zaino in spalla e infilarsi in macchina. Da allora era sparita lasciando un bigliettino attaccato alla porta di casa:
Scendi le scale di corsa, infilati nel bosco e ascoltami. Sarò lì. 
Sara.

Annachiara Casimo

La pagina fb e il bandcamp dell'artista



Arrange – New memory [autoprodotto, 10/07/2012]

tracklist 
01. Ivory Pt. 1 
02. And My Hands Denied Me My Right 
03. Caves 
04. If I Ever See The Center Of It All 
05. Where I Go At Night 
06. Æ 
07. North 
08. When We Saw 
09. Ivory Pts. 2 + 3 
10. New Memory 
11. Sides [Bonus Track] 
12. Want To Be Alright [Bonus Track]

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26/05/12

Just click PLAY #1

1) Shelly Johnson Broke My Heart – We Own The Afternoon
(Stop Records, 04/03/2012)

Dopo l'EP Brighter del 2011, ecco il primo album dei "gazer dell'apocalisse" dal cuore d'oro . Twin Peaks non è solo un ricordo e gli anni Novanta sono ancora qui pronti a "risuonare" a botta di distorsori.




2) Seaside Postcards – Seaside Postcards EP
(autoprodotto, 02/09/2011)

Che Pesaro fosse di fatto diventata la capitale italiana del post-punk è noto a tutti. I Seaside Postcards sono una delle realtà più curiose di questa “nuova ondata”. Il loro primo EP omonimo è un riuscito connubio tra le ritmiche asettiche dei Joy Division e le sonorità riverberate degli anni Ottanta che diventano quasi psichedeliche nel loro incedere maniacale. Niente di nuovo, obietterebbe qualcuno. Be’, almeno è fatto bene e con passione.



3) Endless Inertia – Epica trapassata e futura
(autoprodotto, 2007/2012)
Reperti fossili trapassati, sei tracce datate duemilasette e mai rilasciate prima d’ora per gli Endless Inertia, progetto padre dei (prutroppo già defunti) Distanti. Corse mozzafiato e colpi al cuore narrati dall’inconfondibile voce di Steno. Una Pantera che vi mangerà il cuore.







4) Vacanza – Vacanza 7"
(La Fine/FalloDischi, 01/03/2012)
La sabbia ci si infila nelle mutande e il sole ci arrossa le spalle e il naso: il mare ci fa cacare. In montagna fa troppo freddo. Il lato bello della Vacanza è altro, il lato bello della Vacanza sono urla disumane nelle orecchie, testi contorcibudella e ritmi martellanti.
Solo quattro tracce per voler loro irrimediabilmente bene.








5) Riviera – Novembre 2011 EP
(autoprodotto, 21/11/2011)
Origine romagnola e un nome che non lascia dubbi, una voce che si muove su melodie ben costruite e attitudine emo-punk da lacrimoni (che ci piace sempre un sacco). Questo sono i Riviera con il loro EP di debutto Novembre 2011: "venerdì è un giorno come un altro" se non hai roba così bella in cuffia a tenerti compagnia.



1, 2: Andrea Russo – 3, 4, 5: Annachiara Casimo

07/05/12

Cosmetic – Conquiste (2012)


valutazione: 8,5/10

Lenta conquista irrompe ronzante e magnetica e parte così Conquiste, prende il volo come la navicella spaziale che domina la copertina e viaggia per quaranta minuti in bilico come sempre fra il frastuono e l’armonia. Ma con un pizzico di maturità in più.
Giunti al terzo lavoro, infatti, i Cosmetic dimostrano di saper saggiamente fondere i suoni cui ci avevano finora abituati su disco assieme con le loro migliori rese live, esagitate e distruttive.
Il risultato è un disco rumoroso ma, al tempo stesso, incantato, complice la voce di Bart (e, insieme, quella di Costanza dei Be forest, ospite in due pezzi) che sbuca lieve e candida sotto il tappeto sonoro ricreato ad arte.
Tante le tracce degne di nota, da Scisma, a tutti gli effetti il brano-tormentone del disco (vuoi perché è stato il primo pezzo a circolare in rete nei momenti di maggiore attesa per la release), fino a Colonne d’errore che, con i suoi giochi d’alternanza fra noise e shoegaze più etereo, si dimostra l’esatta sintesi delle due anime del gruppo.
Una rinnovata maturità si avverte anche nei testi che narrano di affetti quotidiani (La fine del giorno, una delle tracce più brevi e più riuscite), solitudini e amicizie (Sitar; Per un amico) fino a diventare quasi delle vere e proprio fiabe come in Melly.
Chiude tutto Lo spavento che lascia con un tuffo al cuore e la voglia di premere di nuovo play e riascoltare l’album in loop. O, meglio, di correre al primo concerto in zona e urlare sotto il palco.

Annachiara Casimo


Cosmetic – Conquiste 
[La Tempesta dischi, 13/04/2012]

tracklist
01. Lenta Conquista
02. Melly
03. Sitar
04. Scisma
05. Prima o Poi
06. La Fine del Giorno
07. Calla
08. Per Un Amico
09. Andreini
10. Colonne d’Errore
11. Lo Spavento


18/04/12

Young Prisms – In Between (2012)

valutazione: 8/10

I sogni spiegati

I. Smarrimento
È lo scenario di un film dell’orrore. La terra è un manto nero e la poca luce della città lontana proietta il profilo scheletrico degli alberi nudi lungo il viale in ghiaia e terriccio. Ho violato la selvatica compostezza della natura, come se la campagna di notte fosse una magnifica belva dal manto verde blu. Il suo verso, il vento freddo, instilla vaghi brividi di paura lungo la schiena. E fuggo via ma resto sempre lì.

L’incertezza di questi passi sono come i minuti che si accavallano di sera, quando sul divano accendo il televisore su un quiz o un documentario, aspettando che qualcosa catturi la mia attenzione. E so già che è tutto un trucco per ingannare il tempo che sfugge e non riesco a trattenere.

II. Paranoia
Sembra una giornata qualsiasi di anni e anni fa. Sara mi ha aspettato giù e ora saliamo insieme le scale della scuola, infine entriamo in classe con qualche minuto di ritardo. Il professore ha già cominciato a interrogare dunque mi ritengo fortunato, ma appena mi siedo al mio banco noto sulla lavagna degli strani segni che non riesco a decifrare. Tutti cominciano a leggere ritmicamente ciò che è scritto alla lavagna ma io non riesco a mettere a fuoco. Perché non riesco a leggere? Cosa mi divide dagli altri?

Mi sveglio con uno stato d’animo confuso e per un attimo penso di dovermi vestire e preparare lo zaino. Poi realizzo che non vado più a scuola da una decina di anni, ormai. Sogno la scuola con una frequenza che definirei ossessiva e mi domando per quale motivo. La ragione è che allora aveva un senso lo svegliarsi la mattina. Ora non riesco a focalizzare alcun perché nelle mie mattinate passate nell’inerzia più abietta. Non ricordo più il numero di telefono di Sara, la mia amica del cuore quando avevo dodici anni.

III. Trasparenza
Io e Asia prendiamo l’aereo e atterriamo a Bologna. Il motivo? Il concerto dei My Bloody Valentine. Il mio cuore è stracolmo di felicità anche se capisco bene che si tratta soltanto di un sogno.

Non sarò in grado di gestire il tempo che scorre ma di colpo, quando Asia è con me, esso esaurisce tutto il carico di angoscia che si trascina. Il tempo potrebbe non esistere più, annullarsi nell’intensità di un sorriso, nel calore che precede un abbraccio.

Andrea Russo

Il sito della band e la sua pagina fb


Young Prisms – In Between
[Kanine Records, 27/03/2012]

tracklist
01. Floating in Blue
02. Dead Flowers
03. Gone
04. Four Hours (Away)
05. Runner
06. Midnight's When
07. Outside
08. Better Days
09. To Touch You
10. Sunshine
11. Wedding Bells

22/01/12

I break horses - Hearts (2011)

valutazione: 8/10

Stoccolma con la neve dev’essere una meraviglia imperdibile se partorisce suggestioni come quelle generate dall’ascolto di Hearts, un disco febbrile coperto da una coltre candida. Questa piccola perla nordica – fra le più belle rivelazioni dell’anno appena trascorso – è, infatti, un fiabesco surrogato di psichedelia onirica, stratificazioni shoegaze e atmosfere post-rock scandite qua e là da richiami agli anni ottanta, come in Wired o nell’evocativa Pulse.
Dietro questo – ora morbido, ora vorticoso – muro sonoro si celano, col nome di I break horses, Fredrik Balck e Maria Lindén, un duo svedese figlio degli incontri casuali dell’era virtuale (galeotto pare sia stato un forum di elucubrazioni ipocondriache). Che sia un caso o meno, la caratteristica primaria dell’album sembra essere data da antitesi e connubio fra ossessività e impalpabilità, ipocondria riversata in musica ed esorcizzata; la prima traccia, Winter Beats, ad esempio, apre il disco contrapponendo a un motivo ripetuto insistentemente, la voce della Lindén, rilassante ed eterea.
Un esperimento ben riuscito che dona agli I break horses il merito di essere riconoscibili nel grande calderone di band dream pop giornalmente sfornate dalla scena musicale internazionale. Un esperimento, inoltre, che getta le fondamenta e fa auspicare il meglio per una carriera appena nata e già sorprendente.

Annachiara Casimo



I break horses - Hearts
[I Kill Love/Bella Union, 22/08/2011]

tracklist
01. Winter Beats
02. Hearts
03. Wired
04. I Kill Your Love, Baby!
05. Pulse
06. Cancer
07. Load Your Eyes
08. Empty Bottles
09. No Way Outro

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21/01/12

Simon Scott – Bunny (2011)

valutazione: 9/10

Skandalopetra
Liberamente ispirato dalle gesta di Georgios Haggi Statti.

Georgios Haggi Statti
aveva un rito prima di immergersi:
si sciacquava le mani e la bocca
con l’acqua del mare.

C’era una volta un pescatore di spugne del Mar Egeo che riusciva a immergersi sott’acqua per oltre sette minuti e a raggiungere decine e decine di metri di profondità. Georgios – questo il suo nome –  era diventato con gli anni il più famoso pescatore di spugne dell’isola di Simi.

Un giorno, una grande nave italiana navigò le acque limpide dell’Egeo ma nel tentativo di ancoraggio si spezzò la catena e così l’ancora andò giù, giù, giù nelle buie profondità del mare.
La notizia si sparse rapidamente sull’isola di Simi, nel cui porto aveva cercato di ancorarsi la famosa nave italiana. Il capitano di bordo, un uomo alto e barbuto, ordinò subito ai suoi uomini di cercare qualcuno in grado di recuperare la preziosa ancora prima che fosse troppo tardi.
Gli abitanti dell’isola di Simi non ebbero dubbi. Soltanto Georgios era in grado di riuscire in un’impresa così ardua: recuperare un’ancora a oltre ottanta metri di profondità.

Tuttavia il dottore di bordo nutriva molte perplessità su Georgios. Il “coniglio” di Simi – così lo soprannominavano a causa dei suoi grandi baffi e dei suoi denti che lo facevano rassomigliare ad un coniglietto – aveva una corporatura troppo esile, un buco ai polmoni, un timpano rotto e l’altro quasi completamente perduto. Infine, visitato dal medico, non riusciva a trattenere il respiro per oltre quaranta secondi. Come poteva riuscire in un’impresa del genere un uomo dal fisico assolutamente inadatto? Eppure, diceva Georgios:
«Giù, giù, giù è tutta un’altra faccenda. Non si sente più nulla se non il peso di tutto il mare premere sulle spalle. Se l’acqua è abbastanza chiara si riesce anche a vedere, non è detto che a ottanta metri sott’acqua sia tutto buio. Ce la faccio, ripeto, ce la faccio. L’ho fatto tante volte, e giuro sui quattro figli che ho che vi riporterò la vostra ancora».
Nessuno a bordo della nave italiana gli credeva ma, tant’è… non avevano nulla da perdere e in fin dei conti erano tutti molto incuriositi da quell’ometto coi baffoni e i denti da coniglio.

Arrivò il grande giorno. Georgios gettò un sguardo verso l’altra sponda; le case erano allineate come giocatori di una squadra di calcio in posa. Il sole picchiava forte in testa ma, nonostante tutto, la folla era accorsa numerosa, tra il molo e il porto, ad assistere all’evento della giornata.
E così si immerse, e per gli isolani di Simi quelli furono i minuti più lunghi della loro vita. Georgios aveva rifiutato mascherina e tuta e si era immerso soltanto con una pietra di ardesia legata ad una corda controllabile in superficie. Gli erano familiari quelle nuvole d’acqua formate dal suo passaggio. L’ancora era lì, la avvertiva. «Eccola!», esclamò elettrizzato fra sé e sé, e agganciò un cavo d’acciaio ad una marra dell’ancora che finalmente ritornava alla luce. L’ancora era tornata alla luce!

Un boato di gioia ed esaltazione accolse Georgios quando riemerse dalle buie profondità marine. Provato, stremato dalla fatica, ebbe solo la forza di fare un cenno con la mano e sorridere al dottore di bordo che non avrebbe scommesso mezza dracma su di lui.

Georgios aveva un rito prima di immergersi: si sciacquava le mani e la bocca con l’acqua del mare. Il suo mare.

Andrea Russo



Simon Scott – Bunny
[Miasmah, 07/10/2011]

tracklist
01. AC Waters
02. Betty
03. Labano
04. Radiances
05. Black Western Lights
06. Honeymoon
07. Gamma
08. Drilla

12/12/11

Verily So – Verily So (2011)

 
valutazione: 8,5/10

Rare volte capita di imbattersi in un disco che rasenta la perfezione, niente punti deboli, niente carenze, niente cali d’attenzione nell’ascolto. Ancor più raro (sigh!) che tutto ciò possa capitare con un album italiano. Eppure succede, vi dico: in verità è così.
A far parlare di sé e quasi urlare al miracolo sono tre ragazzi toscani (Maria Laura Specchia, Simone Stefanini e Luca Dalpiaz) che, con il loro impasto di voci, chitarre, basso e percussioni, sfornano un post-folk sognante, malinconico e affascinante.
Dentro atmosfere nebbiose dal gusto shoegaze scandite da pulsazioni wave, la voce della Specchia dà vita a paesaggi inesplorati e orizzonti color carta da zucchero nei quali perdersi piacevolmente.
Insomma un ascolto che, a pochi mesi dalla release, sembra già essere diventato imprescindibile, soprattutto se presentato in una cornice incantevole quale quella confezionata con il video di When I end and you start.
Udito e vista ringraziano sentitamente.

Annachiara Casimo

Il bandcamp del gruppo

 

Verily So – Verily So
[autoprodotto, 06/06/2011]

tracklist
01. Wax Mask
02. Will You Marry Me?
03. Ordinary Minds
04. All I See Is Gray
05. Ballad
06. Guns On Fire
07. Of stars
08. When I End And You Start
09. Summer 89
10. 15 Years

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21/11/11

Yuck – Yuck (2011)

valutazione: 8,5/10

Puoi dirmi di tutto, fare di me un cumulo di carta ove scrivere ciò che vuoi. Non ho molte pretese, vuoi venire con me giù in cantina? Ti mostro la chitarra che mi hanno regalato a quattordici anni. La uso ancora, sai? Qualche annetto fa ho comprato questo distorsore di terza mano ma i vicini sono troppo irritabili, quindi lo uso poche volte e con parsimonia, quasi fosse un oggetto vietato.
Io ti dico che fa tutto schifo qui. Tu mi dici di fregarmene.

Andrea Russo



Yuck – Yuck
[Fat Possum, 15/02/2011]

tracklist
01. Get Away
02. The Wall
03. Shook Down
04. Holing Out
05. Suicide Policeman
06. Georgia
07. Suck
08. Stutter
09. Operation
10. Sunday
11. Rose Gives A lily
12. Rubber
bonus track
13. Dark Magnet
deluxe edition
14. The Base Of A Dream Is Empty
15. Milkshake
16. Coconut Bible
17. Cousin Corona
18. Doctors In My Bed
19. Soothe Me


11/07/11

Soft Powers – Outlandish Scandals (2011)

valutazione: 8/10

Stasera le pareti gocciolano sudore e violenza. Amy balla nevrotica come un pupazzo dalle batterie in corto circuito, le luci le donano sembianze da tossica stroboscopica. Cerco il bagno. Lo trovo. Come al solito c’è odore di fumo e piscio e due giovani che si drogano indifferenti. Un uomo dall’aria un po’ strana si fissa allo specchio sputandosi addosso. Lo osservo forse troppo tant’è che alla fine mi becco un pugno.
Devo tornare a casa, penso, o quantomeno dimenticarmi di essere qui. Ho una strana sensazione in bocca, come di un ragno intrappolato. Un conato di vomito. Torno dentro. La musica è alta, altissima da far girare la testa.
Mi risveglio fra le braccia di Amy, anche lei ora ha preso sonno.

Andrea Russo 



Soft Powers – Outlandish Scandals
[autoprodotto, 18/03/2011]

tracklist
01. Bodhisattva
02. Blanc - Ramayana
03. Cuda
04. Endlessly
05. Violence
06. Panic
07. 1,300 Decibels
08. Beat #4
09. Meher Baba
10. Into the Mild Moon (feat. Kyle Sherrill)
11. I Mean Dig Me! Sam Jones!

07/07/11

Boris – Attention Please (2011)

valutazione: 8/10

I giapponesi, si sa, quando cominciano a sperimentare in musica non li ferma più nessuno. Ne sono esempio lampante i Boris che passano agli annali come la band più camaleontica di tutti i tempi. A differenza dei simpatici camaleonti, però, i nostri non si adattano a sopravvivere né vogliono nascondersi. Semplicemente sono abili nel far girare la testa degli ignari ascoltatori che, magari affezionati a un lavoro con certe sonorità, si ritrovano nelle mani un album totalmente differente dalle aspettative. Ci si prende un po’ in giro, insomma. Si suona per se stessi, mica per vendere più copie.

È il caso di dire che Attention Please, ci mette tutti in guardia già dal titolo. Per la prima volta nella carriera di questa band fenomenale, tutte le parti vocali sono affidate alla poliedricità di Wata che pone sul piatto tutte le sue abilità canore riuscendo efficacemente a variare registro di canzone in canzone, mettendo in luce la sua personalità a tratti melodica a tratti psichedelica e un po’ heavy.
In Attention Please, prima traccia dell’omonimo album, sembra di ascoltare una canzone cantata da una lisergica Kazu Makino in preda a tachicardie. In Hope e Party Boy si alza un potente wall of sound con un tocco melodico che ci predispone all’ascolto del trittico See you Next Week, Tokyo Wonder Land e You, a metà strada tra i migliori Low e i Sonic Youth strumentali, non mancando di far emergere un tocco spirituale dal sapore tutto orientale (secondo Merzbow la musica è veicolo per raggiungere l’estasi). Decisamente più “sporca” e movimentata è l’ultima parte dell’album ma la chiusa del disco è ancora affidata a una canzone eterea e sognante, colma di feedback non nevrotici bensì portatori di una carica emozionale che sfiora il parossismo.

Prerogativa dei grandi album è la voglia, da parte dell’ascoltatore, di premere nuovamente play alla fine del disco. Infatti si resta col dubbio di essersi persi qualcosa durante il primo ascolto, di non aver percepito fino in fondo tutte le peculiarità delle canzoni. Si resta un po’ sbalorditi dalle innumerevoli capacità artistiche di questa band che, in un anno, ha pubblicato la bellezza di tre album senza contare la collaborazione con Merzbow, il guru delle sperimentazioni sonore.

Andrea Russo



Boris – Attention Please
[Sargent House, 24/05/2011]

tracklist
01. Attention Please
02. Hope
03. Party Boy
04. See You Next Week
05. Tokyo Wonder Land
06. You
07. Aileron
08. Les Paul Custom ‘86
09. Spoon
10. Hand in Hand

02/07/11

True Widow – As High As The Highest Heavens And From The Center To The Circumference Of The Earth (2011)

valutazione: 8,5/10

I vulcani in attività sembrano imponenti bestie sanguinanti. Le cavità della terra, come orbite di un teschio, sono aride distese di morte.
L’umanità dopo l’umanità è l’ultimo spettacolo di un maestoso teatro della rovina.
Ciò che resta è il suono definitivo del crollo. Che infanga anche il cielo. Fino a turbare il paradiso e gli angeli.
Tutti.

Andrea Russo


Il blog della band



True Widow – As High As The Highest Heavens And From The Center To The Circumference Of The Earth
[Kemado, 29/03/2011]

tracklist
01. Jackyl       
02. Blooden Horse
03. NH
04. Skull Eyes
05. Wither
06. Boaz
07. Night Witches
08. Interlude              
09. Doomser

29/06/11

be forest – cold. (2011)

valutazione: 8/10

Gli sguardi d’intesa per scegliere via via la scaletta.
I capelli di Erica che, ciuffo dopo ciuffo, cadono ogni volta che batte un colpo sulla batteria.
Chiudo gli occhi.
Sono sulla soglia di un bosco innevato, di notte, al buio.
Dal cuore del bosco provengono, flebili, voci femminili.
Tutt’intorno riverberi di chitarre.

L’aggettivo “suggestivo” non è mai stato tanto calzante come per la serata conclusiva della rassegna musicale Dirockato Winter a Monopoli.
Ospiti i pesaresi be forest e il loro lavoro d’esordio cold.
Nomi non casuali, direi, se pensiamo che suonano per tutta la serata così, in piedi (sì, compresa la batterista) come degli alberi che si stagliano sul palco. Oppure che l’album è effettivamente una distesa di neve su cui scivolare velocemente, che si lascia ascoltare e al tempo stesso ipnotizza con una facilità imprevedibile e che trasporta in universi paralleli e glaciali dalle tonalità turchesi e violacee come quelle della grafica del cd.

Apre ntr, un’intro senza vocali e senza voci, un assaggio di un minuto e mezzo delle otto tracce che seguiranno: chitarra glaciale, basso martellante, echi, ritmo serrato.
A chiudere, invece, screaming prayers, il suo testo ermetico, la voce che si avverte appena e raffredda l’aria intorno.
Un piccolo diamante dai riflessi baluginosi e dalla consistenza del ghiaccio, insomma.

I modelli di riferimento (non solo musicali) son ben chiari, visto l’elenco dei loro miti o delle canzoni che han cambiato loro la vita: dall’immaginario legato alla fotografa americana Diane Arbus a Kim Gordon, dai Joy Division ai My Bloody Valentine, giusto per fare qualche nome.

Ma non è affatto trascurabile anche l’humus in cui questi tre giovincelli (che, per la cronaca si chiamano – per l’appunto – Erica, Costanza e Nicola) son cresciuti: la provincia pesarese che, sempre più fertile, ingrossa le fila della nuova onda musicale italiana e dà i natali ad alcuni fra i gruppi più promettenti del momento, dagli Altro ai giovanissimi (di nome e di fatto) Young Wrist, dai Soviet Soviet ai General Decay.
A noi comuni mortali non resta che cavalcare l’onda e lasciarsi trasportare in dimensioni sonore sovrannaturali e bellissime.


Annachiara Casimo





be Forest – cold.
[WWNBB – WE WERE NEVER BEING BORING collective – 03/2011]

tracklist
01 - ntr
02 - wild brain
03 - buck & crow
04 - florence (lrnc)
05 - dust
06 - thrill
07 - blind boy
08 - your spectres
09 - screaming prayers