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20/06/12

Japandroids – Celebration Rock (2012)

valutazione: 8,5/10

Dopo Post-Nothing, un album che è stato anche un manifesto (la dice lunga il titolo), ripetersi agli stessi livelli non poteva essere facile per i canadesi Japandroids, e Celebration Rock è mascherato da mezzo flop solo se paragonato a quel precedente. In realtà stiamo parlando di un album più meditato anche se questo ha significato metter da parte quella cruda e strafottente immediatezza lo-fi degli esordi. Non si devono allarmare, però, i puristi dell’underground. La band è rimasta fedele a quel sound à la Hüsker Dü che è un mix tra caos e delicatezza; è rimasta fedele a quel rock che, in questo nuovo capitolo della loro discografia, i Japandroids vogliono celebrare come attitudine piuttosto che come genere definito.

Il disco si apre con uno scoppiettante concentrato di furore e irriverenza punk, The Nights of Wine and Roses, in cui batteria e chitarra si inseguono in una sorta di corsa a due che induce l’ascoltatore ad alzarsi subito dalla sedia un po’ come fanno gli spettatori di una finale dei Mondiali quando si giunge ai calci di rigore. Fire’s Highway si candida come canzone-pogo dell’anno, qui la veemenza della chitarra è acuita e l’ottima melodia è intervallata da degli“ooh-ooh-ooh”, impulsivi quanto adolescenziali, che presto diventeranno il leitmotiv del disco. Il brano più elaborato sembra la successiva Evil’s Way, una cavalcata psichedelica che preannuncia la cover dei Gun Club, For The Love of Ivy, che è un tributo a quell’horror-punk che ha fortemente influenzato l’immaginario della band.
Il dualismo un po’ lynchiano tra melodia e furore, però, si ripresenta subito con le tempestose saturazioni di suono di Adrenaline Nightshift che inaugura un trio di canzoni formidabili. Younger Us (già contenuta in un 7” del 2010) a un certo punto si fa convulsiva e caotica mentre il singolone The House That Heaven Built, “stranamente” relegata a fine scaletta, potrebbe fare la barba a tutti i Green Day di turno. Questa sfuriata rock n’ roll alla fine lascia il posto a Continuous Thunder in cui si manifesta la vena romantica del duo canadese (un po’ come successo con I Quit Girls nel disco precedente). Quest’ultimo brano è quello che riesce a far tremare i cuori degli ascoltatori più sensibili a conclusione di un disco potente, frenetico e al tempo stesso di buon impatto emotivo. Un disco prodotto e suonato con una commovente sincerità, un requisito – quest’ultimo – diventato imprescindibile oltre che raro.

Andrea Russo



Japandroids – Celebration Rock
[Polyvinyl Records, 05/06/2012]

tracklist
01. The Nights of Wine and Roses  
02. Fire's Highway  
03. Evil's Sway  
04. For the Love of Ivy (The Gun Club cover)  
05. Adrenaline Nightshift  
06. Younger Us  
07. The House That Heaven Built  
08. Continuous Thunder

07/05/12

Cosmetic – Conquiste (2012)


valutazione: 8,5/10

Lenta conquista irrompe ronzante e magnetica e parte così Conquiste, prende il volo come la navicella spaziale che domina la copertina e viaggia per quaranta minuti in bilico come sempre fra il frastuono e l’armonia. Ma con un pizzico di maturità in più.
Giunti al terzo lavoro, infatti, i Cosmetic dimostrano di saper saggiamente fondere i suoni cui ci avevano finora abituati su disco assieme con le loro migliori rese live, esagitate e distruttive.
Il risultato è un disco rumoroso ma, al tempo stesso, incantato, complice la voce di Bart (e, insieme, quella di Costanza dei Be forest, ospite in due pezzi) che sbuca lieve e candida sotto il tappeto sonoro ricreato ad arte.
Tante le tracce degne di nota, da Scisma, a tutti gli effetti il brano-tormentone del disco (vuoi perché è stato il primo pezzo a circolare in rete nei momenti di maggiore attesa per la release), fino a Colonne d’errore che, con i suoi giochi d’alternanza fra noise e shoegaze più etereo, si dimostra l’esatta sintesi delle due anime del gruppo.
Una rinnovata maturità si avverte anche nei testi che narrano di affetti quotidiani (La fine del giorno, una delle tracce più brevi e più riuscite), solitudini e amicizie (Sitar; Per un amico) fino a diventare quasi delle vere e proprio fiabe come in Melly.
Chiude tutto Lo spavento che lascia con un tuffo al cuore e la voglia di premere di nuovo play e riascoltare l’album in loop. O, meglio, di correre al primo concerto in zona e urlare sotto il palco.

Annachiara Casimo


Cosmetic – Conquiste 
[La Tempesta dischi, 13/04/2012]

tracklist
01. Lenta Conquista
02. Melly
03. Sitar
04. Scisma
05. Prima o Poi
06. La Fine del Giorno
07. Calla
08. Per Un Amico
09. Andreini
10. Colonne d’Errore
11. Lo Spavento


27/02/12

Cloud Nothings – Attack On Memory (2012)

valutazione: 8,5/10

Li avevamo scoperti grazie a un video quantomeno controverso, quello di Should Have, pubblicato nel gennaio del 2011. A un anno esatto di distanza, i Cloud Nothings – band proveniente da Cleveland, Ohio – provano a rimescolare le carte in tavola con un disco più sanguigno rispetto al precedente album omonimo.

Le atmosfere si fanno più cupe. Già col primo brano, No Future/No Past, i nostri sembrano voler mettere subito in chiaro che il mood dell’intero disco sarà quello dell’alienazione e del disagio post-adolescenziale riadattando ai giorni d’oggi, dunque, la lezione punk americana di fine anni Ottanta e i ruggiti grunge dei Novanta. I versi brevissimi della prima traccia, prima strascicati e poi urlati in un asfissiante quanto martellante crescendo, segnano subito un marchio (i paragoni con Kurt Cobain si sprecano).
La successiva Wasted Days, vero capolavoro dell’album, è ancora più sorprendente: quasi nove minuti di punk. Impossibile non pensare agli Hüsker Dü o ai Wipers di Greg Sage, non solo per la forma canzone – qualcuno già li potrebbe tacciare di epigonismo – ma anche per i testi che potrebbero essere scritti da un qualsiasi teenager; eppure, forse proprio per questo, appaiono come sassi scagliati con violenza che catturano subito l’attenzione e la simpatia dell’ascoltatore. E così ci si scopre a pensare: “Amico mio, scrivi come un quattordicenne ma lo scrivi bene” (I thought / I would / be more / than this).

Le canzoni successive sono più ariose e meno sgraziate delle prime, riprendendo lo stile dei precedenti album più pop. Ma il pessimismo è dietro l’angolo. No Sentiment parla di mancanze: di sensibilità, di prospettive e di tutto ciò che volete. A chiudere l’album è Cut You, un ultimo gioiellino di puro quanto ispirato post-hardcore che proprio non si leva dalla testa.
Ritornare quattordicenni con nonchalance.

Andrea Russo



Cloud Nothings – Attack On Memory
[Carpark Records, 24/01/2012]

tracklist
01. No Future/No Past
02. Wasted Days
03. Fall In
04. Stay Useless
05. Separation
06. No Sentiment
07. Our Plan
08. Cut You

09/02/12

Black Twig – Paper Trees (2012)

valutazione: 8/10

The sky turns into red

Di colpo, il cielo è diventato rosso.
Nevicherà di nuovo
su alberi di carta.

Andrea Russo




Black Twig – Paper Trees
[Soliti, 11/01/2012]

tracklista
01. Four Notes
02. All Your Time
03. Hour Organ
04. Death Scene
05. Flicker
06. Lake Song
07. You Are Summer Wind
08. Kouvola (Slow)
09. What We Bring
10. Antichrist

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21/11/11

Yuck – Yuck (2011)

valutazione: 8,5/10

Puoi dirmi di tutto, fare di me un cumulo di carta ove scrivere ciò che vuoi. Non ho molte pretese, vuoi venire con me giù in cantina? Ti mostro la chitarra che mi hanno regalato a quattordici anni. La uso ancora, sai? Qualche annetto fa ho comprato questo distorsore di terza mano ma i vicini sono troppo irritabili, quindi lo uso poche volte e con parsimonia, quasi fosse un oggetto vietato.
Io ti dico che fa tutto schifo qui. Tu mi dici di fregarmene.

Andrea Russo



Yuck – Yuck
[Fat Possum, 15/02/2011]

tracklist
01. Get Away
02. The Wall
03. Shook Down
04. Holing Out
05. Suicide Policeman
06. Georgia
07. Suck
08. Stutter
09. Operation
10. Sunday
11. Rose Gives A lily
12. Rubber
bonus track
13. Dark Magnet
deluxe edition
14. The Base Of A Dream Is Empty
15. Milkshake
16. Coconut Bible
17. Cousin Corona
18. Doctors In My Bed
19. Soothe Me