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27/02/12

Cloud Nothings – Attack On Memory (2012)

valutazione: 8,5/10

Li avevamo scoperti grazie a un video quantomeno controverso, quello di Should Have, pubblicato nel gennaio del 2011. A un anno esatto di distanza, i Cloud Nothings – band proveniente da Cleveland, Ohio – provano a rimescolare le carte in tavola con un disco più sanguigno rispetto al precedente album omonimo.

Le atmosfere si fanno più cupe. Già col primo brano, No Future/No Past, i nostri sembrano voler mettere subito in chiaro che il mood dell’intero disco sarà quello dell’alienazione e del disagio post-adolescenziale riadattando ai giorni d’oggi, dunque, la lezione punk americana di fine anni Ottanta e i ruggiti grunge dei Novanta. I versi brevissimi della prima traccia, prima strascicati e poi urlati in un asfissiante quanto martellante crescendo, segnano subito un marchio (i paragoni con Kurt Cobain si sprecano).
La successiva Wasted Days, vero capolavoro dell’album, è ancora più sorprendente: quasi nove minuti di punk. Impossibile non pensare agli Hüsker Dü o ai Wipers di Greg Sage, non solo per la forma canzone – qualcuno già li potrebbe tacciare di epigonismo – ma anche per i testi che potrebbero essere scritti da un qualsiasi teenager; eppure, forse proprio per questo, appaiono come sassi scagliati con violenza che catturano subito l’attenzione e la simpatia dell’ascoltatore. E così ci si scopre a pensare: “Amico mio, scrivi come un quattordicenne ma lo scrivi bene” (I thought / I would / be more / than this).

Le canzoni successive sono più ariose e meno sgraziate delle prime, riprendendo lo stile dei precedenti album più pop. Ma il pessimismo è dietro l’angolo. No Sentiment parla di mancanze: di sensibilità, di prospettive e di tutto ciò che volete. A chiudere l’album è Cut You, un ultimo gioiellino di puro quanto ispirato post-hardcore che proprio non si leva dalla testa.
Ritornare quattordicenni con nonchalance.

Andrea Russo



Cloud Nothings – Attack On Memory
[Carpark Records, 24/01/2012]

tracklist
01. No Future/No Past
02. Wasted Days
03. Fall In
04. Stay Useless
05. Separation
06. No Sentiment
07. Our Plan
08. Cut You

18/11/11

Alessandro Longo, AA.VV. – La città dell’amore (2011)

valutazione: 8/10

Ci sono idee e ispirazioni, a volte, talmente semplici da risultare invidiabilmente geniali. È il caso del progetto musicale di Alessandro Longo, musicista veneto e, più precisamente, veronese.
Il concetto attorno a cui ruota il disegno artistico intitolato La città dell’amore è davvero ingegnoso: in tempi di nauseanti processi mediatici e gogne telematiche, Longo ha trovato il modo di trasformare la cronaca nera in arte, dando vita a un reading inquietantemente originale.

Otto diverse voci (fra le più riconoscibili, quella di Gianluca Giusti e Michele Altobelli) per otto articoli di cronaca selezionati fra quelli presenti nell’archivio online del giornale cittadino veronese e, a servire il tutto, magnifiche e angoscianti atmosfere cupe e foschie dalle influenze post-punk.
Il risultato è sconvolgente: frutto di un evidente studio meticoloso sui suoni e le voci, l’album ottenuto riesce imprevedibilmente ad indagare sulla natura umana attraverso la musica. Magistralmente, infatti, a seconda dei casi, le basi si sostituiscono per immediatezza alle parole (un esempio ne è la terza traccia che risolve la schizofrenia dell’omicida in caotici vortici sonori) oppure si assopiscono e sostengono lievemente il reading per dar spazio alla cronaca, non sempre “canonica” (fa sorridere il caso del quarto pezzo in cui l’articolista polemizza con La vita in diretta per non aver concesso abbastanza spazio all’evento di cui scrive e, invece, si congratula con Emilio Fede per averlo anteposto nel tg alle notizie riguardanti Forza Italia).
In breve, l’ascolto de La città dell’amore diviene, quindi, anche un mezzo per solleticare lo spirito critico dell’individuo abituato al sempre più pressante bombardamento mediatico quotidiano riguardante fatti di sangue, bombardamento che fa leva sull’amore per l’audience più che su quello per la cronaca.

Un plauso a tutti i partecipanti al lavoro è più che dovuto, insomma: per la capacità di interpretazione e la malleabilità ai lettori e per l’intuitività e l’arte creativa al bravo Longo, autore ed esecutore peraltro di tutte le musiche.

Annachiara Casimo



Alessandro Longo, AA.VV. – La città dell’amore
[Manzanilla Musica Dischi, 14/02/2011]

tracklist
01. La disperazione delle ultime ore
02. Ora sei un angelo e ci starai vicino  
03. Prima strangolate e dopo sgozzate
04. Due persone per bene e i bambini erano felici
05. Zittita la "band di Satana" 
06. Strangola la moglie e soffoca il figlio 
07. La verità dell'assassino
08. Fiori bianchi per ..., una bimba solare



15/09/11

Vivian Girls – Share the Joy (2011)

valutazione: 6/10

Che siate con gli amici a sorseggiare un drink o che stiate aspettando l’autobus per tornare a casa, Share The Joy delle Vivian Girls riuscirà a farsi ascoltare con facilità soddisfacendo i palati di chiunque sia affezionato alle sonorità garage-pop di matrice americana in salsa surf. Pubblicato per la prestigiosa Polyvinyl e prodotto da Jarvis Taveniere dei Woods, la terza fatica delle Vivian Girls si incastona perfettamente tra le numerose uscite discografiche di genere degli ultimi mesi, vedi l’exploit dell’anno scorso delle Best Coast, dove è approdata l’ex batterista delle Vivian Girls, Ali Koehler. Diversamente dai precedenti lavori, però, in questo album si nota una ricerca ed esplorazione musicale fin qui inedite per la girl-band di Brooklyn. Se nei precedenti album i brani si assestavano sempre sui due-tre minuti, qui abbiamo The Other Girls e Light In Your Eyes che, con oltre sei minuti ciascuno, rispettivamente aprono e chiudono l’album regalando all’ascoltatore piacevoli minuti tra psichedelia (pur sempre con candido timbro pop) e sferzate di punk più distorto. Ma per gli affezionati non ci saranno delusioni, perché per il resto dell’album non ci sono degli scossoni rilevanti da riportare. La band ha un modo di operare consolidato e difficile da intaccare, anche se questo per i più sospettosi può sembrare un modo ruffiano di consolidare la propria fama. L’album in questione, in realtà, necessita soltanto di farsi ascoltatore con spensieratezza e senza aspettarsi chissà quale capolavoro della musica contemporanea. Un album discreto e leggero che merita la piena sufficienza.

Andrea Russo


Vivian Girls – Share the Joy
[Polyvinyl, 12/04/2011]

tracklist
01. The Other Girls
02. I Heard You Say
03. Dance (If You Wanna)
04. Lake House
05. Trying To Pretend
06. Sixteen Ways
07. Take It As It Comes
08. Vanishing Of Time
09. Death
10. Light In Your Eyes

15/07/11

Wax Heroes – Dal Principio all’Inizio (2011)

valutazione: 7/10

I Wax Heroes non sono l’ennesimo gruppo revival post-punk; loro la new-wave l’hanno vissuta direttamente sulla propria pelle a Treviso, città italiana ma al tempo stesso così lontana dall’italianissima Firenze, centro nevralgico della new-wave “in italiano”. I Wax Heroes, invece, cantano in inglese una musica tipicamente inglese.
Era il 1983 quando un EP dal titolo essenziale ma ricco di significato, SHER, comincia a circolare in maniera underground divenendo col tempo un vero e proprio album di culto soprattutto grazie al cavallo di battaglia Win By Losing. Vera e propria hit underground, caratterizzata da stop-and-go da capogiro, questo storico brano, oggi, riesce a catapultare l’ascoltatore in un mondo, quello degli anni Ottanta italiani, in cui sulla pelle si sentiva un vorticoso senso di cambiamento sociale e quindi anche di usanze che chi è vissuto dopo può soltanto immaginare.
Questo EP troverà negli anni Duemila, con l’avvento di internet, anche un discreto successo postumo. È forte a questo punto la voglia da parte dei componenti della band, sotto la spinta dell’etichetta Spittle Records, di pubblicare del materiale finalmente in versione rimasterizzata e di dar vita anche ad altri inediti dell’epoca. Nasce così, nel marzo del 2011, Dal Principio all’Inizio.

Oltre a una versione rimasterizzata dell’EP SHER, possiamo trovare anche alcune demo-tape registrate nel gennaio 1982. Tanta nostalgia da parte degli affezionati, tanta curiosità da parte degli ascoltatori più giovani nel vedere riesumati brani che, seppur grezzi nella forma, colpiscono per il grande valore di cui sono carichi. C’è anche una traccia dal nome SHER che, a dispetto del titolo, non fu contenuta nello storico EP, e per finire altre registrazioni in sala prova tra il 1983 e il 1984.

Ma i Wax Heroes ci tengono a far sapere che questa è solo la prima di una serie di pubblicazioni. Sì, perché la loro storia non si esaurisce nel periodo strettamente collegato alla pubblicazione di SHER ma continua anche dopo, nonostante continui cambi di formazione. A quanto pare il materiale è già pronto e “questa volta non resterà chiuso in un archivio”. Che stiano lavorando a qualcosa di nuovo?

Andrea Russo



Wax Heroes – Dal Principio all’Inizio
[Spittle Records, 08/03/2011]

tracklist
01. Dog's Day
02. Sorrow Remains
03. Dark Ways
04. Maimed
05. The Statue
06. Win By Losing
07. She Was She Was
08. Never Ending Fall
09. Once Again
10. Sher
11. End Of An Ordinary Fellow
12. The Refuge
13. More Or Less

28/06/11

Утро – Утро (2010)

valutazione: 8,5/10

Con una primavera che stenta ad arrivare, certe sere capita di rispolverare degli ascolti non proprio radiosi. E così, andando a cercare Siberia dei Diaframma, mi sono ricordato che, tra questo disco e Closer dei Joy Division, avevo conservato un album ben più recente e che mi aveva molto entusiasmato durante l’inverno appena trascorso. Il disco in questione è l’omonimo album degli Утро (leggi Utra); loro sono russi, cantano in russo e sembrano usciti direttamente da un film di Andrej Tarkovskij.

Mettendo su la prima traccia, si capisce benissimo cosa abbiamo di fronte. Una batteria minimalista introduce un basso che sembra suonato all’interno di una caverna. E poi il cantato, distaccato ma pungente come la punta di un iceberg, sembra costretto a sorreggere tutto il peso del mondo. Infine, una chitarra poco distorta ma carica di delay genera un effetto sinuoso e visionario.
Chissà se questi ragazzi hanno mai ascoltato i primi Diaframma; fatto sta che il giro di basso di Сад (Sad) sembra ispirato a pezzi come Desiderio Del Nulla o Amsterdam, ma anche a tanta coldwave.
Il resto dell’album si snoda evocando scenari desolanti ma, al contempo, romantici; rivelando gelidi fremiti da alienazione post-moderna in una corsa vorticosa all’interno di un labirinto senza uscita.
La chiusa dell’album conferma la sensazione di smarrimento, con l’ultimo estremo secondo che lascia l’ascoltatore allibito.

Un ulteriore approfondimento merita la copertina dell’album. Una splendida foto in bianco e nero senza alcuna scritta e senza nessun effetto grafico. Due casette e una chiesetta che sembrano quasi sospese su una nuvola; un po’ come a ricordare la natura stessa di questo progetto, tanto coinvolgente quanto criptico e misterioso.

Il disco è liberamente scaricabile dal loro sito ufficiale. Attenti, però! Dovete essere bravi a districarvi all’interno di un sito/labirinto pieno di  immagini allucinate e link apparentemente nonsense. Cercando ulteriormente sul web, non è difficile scoprire che gli Утро non sono altro che il progetto parallelo e fantasma della band Motorama. Quest’ultima, però, è un’altra (bella) storia.

Andrea Russo




Утро – Утро
[autoprodotto - 2010]


tracklist
1 -  Дом
2 - Сон вещий
3 - Незнакомая сила
4 - Сейчас самое время
5 - Как же я был слаб в те дни
6 - Сад
7 - Река
8 - Портрет
9 - Души стареют быстрее тел        
10 - Спесь                         
11 - И всюду запах затухших свечей