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04/12/11

David Lynch – Crazy Clown Time (2011)

valutazione: 8/10

Ore 22:00 – Aspetto tutto il giorno e poi…

Ho cenato da quasi cinque ore. Ogni giorno – chiuso in questa stanza bianca, con un armadio biancastro, su un letto biancastro e un altro degente alla mia destra – attendo la sera per prendere finalmente sonno e non sentire più il dolore scorrermi lungo le gambe, oltrepassare lo stomaco e arrivare dritto in testa. Tachidol in bustine, però, potrebbe fare effetto.

Ore 00:00 – I lampioni creano chilometriche dita di luce sui vetri

Macché, il sonno proprio non arriva. Alla mia destra sento russare profondamente. Vorrei alzarmi ma ho una gamba fuori uso e le stampelle sono cadute, non riesco a prenderle. Non voglio chiedere aiuto, quell’infermiera è così scorbutica. E poi cosa dovrebbe dirmi? “Prego, ecco le sue stampelle”? Ma no, è questa l’ora in cui ti impongono soltanto di dormire.
Fuori sento le moto schiamazzare beffarde, e la luce dei lampioni riflette sui vetri creando magici giochi di specchi e…

Ore 02:00 – Conosco già questa canzone

Credo di aver preso sonno, quel che è certo è che ho visto sbucare dall’armadio un dinosauro, o forse era un drago. Mi fissava e urlava. Ruggiva e mi fissava. Venne a trovarmi anche un’altra volta. Potevo avere otto o nove anni e in quella circostanza sbucò dal frigorifero. Ricordo che piansi e urlai a mia volta.

Ore 03:00 – Giochi olimpici

No, mi terrò la coscienza di questo dolore. Ma non prenderò sonno, no. Odio quel fottuto mostro della mia psiche. Cosa vuole da me?
Passo il tempo fissando il vuoto cosmico creato dal buio. Oppure creo bolle di saliva cercando di trattenerle finché non scoppiettano, quindi di volta in volta stabilisco nuovi record. Ottantatre secondi, questo il mio record.

Ore 04:00 – Maschere greche

La notte è proprio interminabile. Nonostante i giochi più disparati per ingannare il tempo (quello delle bollicine di saliva è soltanto una delle svariate imprese eroiche notturne, delle svariate discipline parasportive di questa olimpiade alternativa nella mia mente), è ancora il buio più nero a farla da padrone.
A un certo punto mi ritrovo su un tavolo da casinò. Un dado rotola, rotola, rotola ma nessun numero dall’uno al sei viene estratto. Il dado non cessa di rotolare sul tavolo ora verde ora nero del casinò. Gli scommettitori sono disperati, le loro facce hanno la grottesca espressione delle maschere di una tragedia greca.

Ore 05:30 – Buonanotte

Comincio a scorgere i lineamenti della sedia, quelli del letto, della maniglia della porta. La notte toglie gli ormeggi e porta via con sé il suo tabarro adagiato sul mondo intero. Certo che il tempo deve essere proprio uno scherzo di chissà chi. Adesso ho una gran voglia di dormire.

Andrea Russo



David Lynch – Crazy Clown Time
[Play It Again Sam, 08/11/2011]

tracklist
01. Pinky's Dream     
02. Good Day Today 
03. So Glad
04. Noah's Ark
05. Football Game
06. I Know
07. Strange And Unproductive Thinking
08. The Night Bell With Lightning
09. Stone's Gone Up
10. Crazy Clown Time
11. These Are My Friends
12. Speed Roadster
13. Movin' On
14. She Rise U

18/11/11

Alessandro Longo, AA.VV. – La città dell’amore (2011)

valutazione: 8/10

Ci sono idee e ispirazioni, a volte, talmente semplici da risultare invidiabilmente geniali. È il caso del progetto musicale di Alessandro Longo, musicista veneto e, più precisamente, veronese.
Il concetto attorno a cui ruota il disegno artistico intitolato La città dell’amore è davvero ingegnoso: in tempi di nauseanti processi mediatici e gogne telematiche, Longo ha trovato il modo di trasformare la cronaca nera in arte, dando vita a un reading inquietantemente originale.

Otto diverse voci (fra le più riconoscibili, quella di Gianluca Giusti e Michele Altobelli) per otto articoli di cronaca selezionati fra quelli presenti nell’archivio online del giornale cittadino veronese e, a servire il tutto, magnifiche e angoscianti atmosfere cupe e foschie dalle influenze post-punk.
Il risultato è sconvolgente: frutto di un evidente studio meticoloso sui suoni e le voci, l’album ottenuto riesce imprevedibilmente ad indagare sulla natura umana attraverso la musica. Magistralmente, infatti, a seconda dei casi, le basi si sostituiscono per immediatezza alle parole (un esempio ne è la terza traccia che risolve la schizofrenia dell’omicida in caotici vortici sonori) oppure si assopiscono e sostengono lievemente il reading per dar spazio alla cronaca, non sempre “canonica” (fa sorridere il caso del quarto pezzo in cui l’articolista polemizza con La vita in diretta per non aver concesso abbastanza spazio all’evento di cui scrive e, invece, si congratula con Emilio Fede per averlo anteposto nel tg alle notizie riguardanti Forza Italia).
In breve, l’ascolto de La città dell’amore diviene, quindi, anche un mezzo per solleticare lo spirito critico dell’individuo abituato al sempre più pressante bombardamento mediatico quotidiano riguardante fatti di sangue, bombardamento che fa leva sull’amore per l’audience più che su quello per la cronaca.

Un plauso a tutti i partecipanti al lavoro è più che dovuto, insomma: per la capacità di interpretazione e la malleabilità ai lettori e per l’intuitività e l’arte creativa al bravo Longo, autore ed esecutore peraltro di tutte le musiche.

Annachiara Casimo



Alessandro Longo, AA.VV. – La città dell’amore
[Manzanilla Musica Dischi, 14/02/2011]

tracklist
01. La disperazione delle ultime ore
02. Ora sei un angelo e ci starai vicino  
03. Prima strangolate e dopo sgozzate
04. Due persone per bene e i bambini erano felici
05. Zittita la "band di Satana" 
06. Strangola la moglie e soffoca il figlio 
07. La verità dell'assassino
08. Fiori bianchi per ..., una bimba solare