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25/02/13

Witxes – Sorcery/Geography (2012)


valutzione: 9/10

«Viviamo in un posto dove gli uccelli cantano un grazioso motivo
e c'è sempre tanta musica nell'aria.»
(I segreti di Twin Peaks)

In un luogo remoto, tra Adma ed Elham, nella valle di Siddin, c’è un posto misterioso. Antichi racconti narrano di una lunga e violenta guerra tra le due città e si crede che l’anima del re di Elham vaghi ancora nella valle alla ricerca di vendetta. La lunga guerra tra la città di Adma e la città di Elham, infatti, si concluse solo quando il re Chedor fu spinto in uno dei tanti pozzi di bitume di cui la valle di Siddin era ricca. La regina Sibri, moglie di Chedor, per la disperazione si lanciò da un dirupo. Da allora pare che tutti gli ignari viandanti che abbiano la sfortuna di passare da questa terra siano colpiti da una sorte funesta. C’è chi racconta di visioni mistiche, c’è chi diventa cieco o sordo, c’è chi perde l’uso della parola; i più fortunati dichiarano di essere precipitati in un perenne stato di struggimento. A migliaia di anni di distanza, dunque, un gran fascino e alone di oscurità avvolgono ancora la valle di Siddin.

Decisi di addentrarmi io stesso in questa impervia area e di sperimentare sulla mia pelle tutte le sensazioni che un viaggio singolare avrebbe potuto scatenare nella mia persona. In totale solitudine. Partii lasciando ogni oggetto di peso e di valore, o meglio, ogni oggetto che nel comune sentire sia definito di valore. Portai con me il minimo indispensabile. Non salutai nessuno, semplicemente partii. Appena giunto a destinazione fui colto da un grande senso di inconsistenza. Smisi di pensarmi singolo e cominciai a sentirmi parte di un grande sistema, quello dell’altro oltre me stesso. Alberi sghembi, pietre, foglie accartocciate. Tutti elementi di un armonioso universo verticale. Nessuna spinta oltre l’adesso. Nessuna melodia orizzontale. Solo il noi e ora. Sentii che questa sensazione di sospensione profumava molto di eternità: me ne inebriai. A un certo punto, dalle siepi arricciate e smosse dal debole vento vidi giungere una figura femminile. Aveva le gambe sottili, quasi ridicole, un abito bianco grazioso. Sussurrava parole fievoli e impercettibili in una lingua a me ignota.
«Sss…sib… Sibri!»
Un forte tremito percosse tutta la mia schiena. Caddi riverso, come colpito da un fulmine. Persi i sensi.

Quando mi risvegliai ero sul mio letto, nella mia abitazione, con le solite cose di sempre. E avevo in mente un motivo jazz, eppure io detesto il jazz! Tuttavia in quel momento ero sereno, sentivo di aver toccato l’eternità con la sola forza di un sogno.

Andrea Russo


Witxes – Sorcery/Geography
[Humanist Records, 08/05/2012]

tracklist
01. Unlocation
02. After the Horsefight
03. Thirteen Emeralds
04. Canyon Improbable
05. The Reason
06. Dead Reckoning
07. Misscience
08. Dunes of Steel
09. Somewhere
10. No Sorcerer of Mine


26/06/12

Mount Eerie – Clear Moon (2012)

valutazione: 9/10

A chi parlo stanotte?

Corro via T., questa luna non è più la mia luna. E quella casa laggiù è solo una figura anonima tra alberi ordinati come soldati. Nuvole sconosciute spalancano le loro labbra come in uno sbadiglio di neonato, è il fumo della mia auto?
Ho dato un passaggio ad uno sconosciuto che attendeva da ore l’arrivo di una vettura. Ha dei capelli lunghi, unti e un giubbino nero come il suo cappello con visiera.
Gli chiedo: «A cosa ti serve un cappello con visiera a quest’ora?»
«Lo porto sempre», mi risponde.
Lo sconosciuto ha ragione, T., a volte teniamo addosso delle cose solo per abitudine e non ci sorprendiamo più di nulla. A questa luna così chiara e così piena concediamo solo degli sguardi vaghi e indifferenti.
Lo sconosciuto non parla molto e sembra anche abbastanza stanco. Non forzo la comunicazione per non sembrare invadente; tempo dieci minuti e l’uomo chiude gli occhi cullato dai suoni del nostro viaggio.
Dopo ormai venti chilometri di strada mi rendo conto di non aver chiesto dove è diretto. Tossisco un po’ per svegliarlo. Ha funzionato. L’uomo mi chiede che ore sono: le tre e un quarto.
«Ti dispiace se accendo la radio? O vuoi continuare a dormire?»
«Ma certo, amico. A quest’ora sulla radio nazionale c’è sempre un programma di musica contemporanea in cui ci sono ospiti molto preparati».
«Senti, ma dove sei diretto?»
«Oh, calcolando la tua velocità media dovrei arrivare a destinazione fra venti minuti. Altri trenta chilometri, all’incirca».
«Capisco».
So quasi per certo che a trenta chilometri da qui non c’è nessuna cittadina e nessun motel. Tuttavia decido di fidarmi, lo sconosciuto mi è simpatico. Sto pensando a quanto poco piacevole sarebbe stato trovarsi in auto con una persona piena di sé, magari un organizzatore di matrimoni o uno di quegli ospiti in radio tanto preparati su qualsiasi argomento. Ecco, se c’è qualcosa che mi fa saltare i nervi sono proprio le persone spocchiose e piene di boria. Non so perché, T., ma il termine ‘spocchia’ mi rimanda al termine ‘sporchia’. Non sai cos’è? La sporchia è una pianta parassita del Mediterraneo che nasce e si alimenta di linfa sottratta alle radici di altre piante. Lo so perché mio nonno era di quelle parti. I poveri agricoltori del sud Italia di un tempo ne mangiavano a sazietà e ancora oggi è usata a tavola come una sorta di reliquia. A sua volta ‘sporchia’ mi dà di ‘sporco’. Ecco, forse le tre cose sono collegate, T., fatto sta che quando ho a che fare con una persona spocchiosa, pensando e ripensando – magari durante il tragitto per tornare a casa – mi si disegna in mente l’immagine di questo parassita sporco e con la testa a forma di turione gigante. È inevitabile.
«Ehi, stiamo quasi per arrivare».
«Davvero? Qui non ci sono motel, sei sicuro?»
«Sicuro… No, non devo andare in nessun motel. La vedi quella curva? Di lì mi inoltro tra gli alberi, c’è una abitazione che dalla strada non si vede. È la mia casa».
«Vivi da solo, vero?»
«Col mio cane e le mie due galline», mi fa sorridendo.
«Divertente. Anch’io vorrei una casa fuori città immersa tra i pini».
«È un posto tranquillo, effettivamente, anche se le donne non ci passerebbero mai la notte».
«Ogni medaglia ha il suo rovescio».
«Bravo, e ti dirò: io le medaglie le indosso tutte dal rovescio!» Scoppiamo in una sonora risata che, a quest’ora tarda, pare davvero roboante.
«Sei un tipo strano, però mi sei stato di compagnia».
Accosto l’auto attivando le quattro frecce. Lo sconosciuto mi saluta sistemandosi il cappello con la visiera. Poi lo vedo scomparire tra i tronchi degli alberi che di sera si confondono col terreno e le foglie. Chissà se c’è davvero una abitazione inoltrandosi di lì, chissà se ho davvero dato un passaggio ad uno sconosciuto o se è stato tutto frutto della mia immaginazione. T., perché non mi rispondi mai?

Andrea Russo



Mount Eerie – Clear Moon
[P.W. Elverum & Sun, 22/05/2012]

tracklist
01. Through the Trees pt. 2             
02. The Place Lives             
03. The Place I Live            
04. (something)                   
05. Lone Bell           
06. House Shape                 
07. Over Dark Water           
08. (something)                   
09. Clear Moon                   
10. Yawning Sky                
11. (synthesizer)



11/07/11

Soft Powers – Outlandish Scandals (2011)

valutazione: 8/10

Stasera le pareti gocciolano sudore e violenza. Amy balla nevrotica come un pupazzo dalle batterie in corto circuito, le luci le donano sembianze da tossica stroboscopica. Cerco il bagno. Lo trovo. Come al solito c’è odore di fumo e piscio e due giovani che si drogano indifferenti. Un uomo dall’aria un po’ strana si fissa allo specchio sputandosi addosso. Lo osservo forse troppo tant’è che alla fine mi becco un pugno.
Devo tornare a casa, penso, o quantomeno dimenticarmi di essere qui. Ho una strana sensazione in bocca, come di un ragno intrappolato. Un conato di vomito. Torno dentro. La musica è alta, altissima da far girare la testa.
Mi risveglio fra le braccia di Amy, anche lei ora ha preso sonno.

Andrea Russo 



Soft Powers – Outlandish Scandals
[autoprodotto, 18/03/2011]

tracklist
01. Bodhisattva
02. Blanc - Ramayana
03. Cuda
04. Endlessly
05. Violence
06. Panic
07. 1,300 Decibels
08. Beat #4
09. Meher Baba
10. Into the Mild Moon (feat. Kyle Sherrill)
11. I Mean Dig Me! Sam Jones!

02/07/11

Shakey Graves – Roll The Bones (2011)

valutazione: 8/10

“C’è un uomo con la testa di bue, ti dico! L’ho visto con questi occhi!”
“Ah! Tutte balle, Todd. Tu racconti sempre un sacco di balle.”
“Era lì che osservava il resto del bestiame, poi si è alzato in piedi ed è scappato!”
“Se non la smetti ti faccio rinchiudere. Domani sarà un’altra lunga giornata. Ho le ossa rotte dal lavoro di oggi. Non ho tempo per le tue allucinazioni. Ci si vede domani, Todd.”
 “…A domani.”

Cowhead fuggiva lo sguardo umano nascondendosi dietro le colline, facendo proprio un anfratto, una cavità poco illuminata, qualsiasi cosa sulla quale potesse fantasticare un immaginifico benvenuto.
Aveva viaggiato a lungo con le sue sole forze, raccattando un pezzo di pane lì e un calzino pulito là, fino ad arrivare in Texas. Qui si sentiva al sicuro. Lontano dagli sconcertati occhi umani, si poteva muovere con maggiore libertà. A volte trovava persino il tempo di divertirsi facendo spaventare le bestie di qualche fattoria, rubandogli talvolta il cibo.
Un pomeriggio, era ottobre, cominciò a piovere a dirotto e Cowhead vagò a lungo prima di trovare un rifugio sicuro. Scorse un capanno che gli sembrò accogliente e decise di nascondersi al suo interno. C’erano attrezzi di ogni sorta, anche un fucile ma soprattutto riusciva a vedere gli interni di un’abitazione. Cowhead passò quella sera a osservare gli umani presenti in casa. Vide un uomo sedersi a capotavola aspettando qualcosa. Vide una donna offrirgli un piatto fumante e il volto dell’uomo distendersi in un sorriso rassicurante. Per un momento si sentì come il mostro di un Frankenstein del ventesimo secolo. Trovava nella gentilezza di quel quadro familiare tutto ciò che aveva sempre desiderato: un piatto caldo, dei vestiti puliti, una casa accogliente, una donna con la quale scambiare qualche parola, un pianoforte.
A un certo punto Cowhead riuscì a scorgere la presenza di una terza persona. Era una ragazza dai capelli corvino e le labbra rosse. Aveva un neo sotto la palpebra destra. Appena la vide, il mostro se ne innamorò e improvvisamente il fatto di essere accettato dagli esseri umani non gli sembrò totalmente assurdo.

Il mattino seguente l’aria era chiara e sulla sua pelle, Cowhead non sentiva più quel fastidioso tremolio che lo tormentava durante le notti in Georgia, sotto la luna. Non sentiva alcun rumore. Lentamente, con la punta del naso mucoso scostò la porta e, vedendo via libera, sgusciò oltre la siepe e vi si nascose. Erano ancora tutti in casa, solo la ragazza dai capelli corvino innaffiava le piante. Poi decise di abbandonare quella quotidiana attività e di camminare un po’. Camminava verso il precario nascondiglio di Cowhead che, vedendo quella figura serafica farsi sempre più vicina, sentiva il cuore accelerare sempre di più, sempre di più, fino a quando la ragazza dai capelli corvino notò quella strana, deforme e orrenda creatura. Un urlo destò gli umori sereni dell’uomo e della donna ancora in casa. Cowhead scoppiò in lacrime. L’uomo corse più in fretta che poté, prese il fucile dalla capanna degli attrezzi e gridò: “Eccoti, mostro!”. Infine fece fuoco.

Cowhead fuggì con le lacrime agli occhi e si rimise in viaggio.

“(…) and buy ourselves some nice fancy home in the hills.”


Andrea Russo



tracklist
01. Unlucky Skin
02. Built to Roam
03. Roll the Bones
04. Im On fire
05. Georgia Moon
06. Business Lunch
07. City In A Bottle (live @ 2023)
08. Proper Fence
09. The Seal Hunter
10. To cure what ails...