Il vento gelido gli sferzò sul collo appena fu fuori
dall’atrio. Si sollevò il bavero del cappotto scuro, strinse gli occhi e
proseguì con un passo deciso che non si arrestò neppure quando, dopo poco, infilò
il piede in una pozzanghera melmosa che si era creata in una buca sull’asfalto.
Si limitò a scuotere impercettibilmente il piede, senza fermarsi.
Quella di tornare a casa era un’idea che lo annoiava. Anche passeggiare lo
annoiava. Decise di passeggiare. Tagliò la città lungo la strada principale,
passò oltre il portone di casa.
La stazione era popolata dalla gente di sempre, qualche straccione, un paio di
zingare con prole al seguito. I fogli nella bacheca dei trovolavoro frusciavano
ad ogni folata. Uno, a caratteri cubitali rosso fuoco, cercava persone
dinamiche. Michel si domandò se il movimento per inerzia potesse essere
considerato dinamismo, in qualche modo.
Nella sala d’aspetto una signora dal trucco pesante infilava luoghi comuni, uno
dopo l’altro, al telefono. Istintivamente spense il suo cellulare, infastidito
all’improvviso dal pensiero di essere raggiungibile. Lo innervosiva l’idea di
essere perennemente rintracciabile, perennemente connesso, collegato al resto del
mondo. Avvertiva un certo distacco con questo “resto del mondo”, per quanto non
ne sapesse qualificare la natura. Probabilmente neppure gli interessava
capirlo.
Si diresse verso l’edicola e comprò una busta da
documenti. Ci infilò dentro il curriculum che aveva in tasca, leccò la striscia
di colla e passò il pollice sopra la chiusura per sigillarla. Provò avvilimento
per la serie di esperienze professionali improduttive e inutili che aveva
dovuto inserire. In realtà provava avvilimento in generale, nel dover compilare
questo tipo di documenti.
Doveva esserci qualcosa di profondamente perverso in una società basata su
degli schedari, senza dubbio. Tuttavia, nel frattempo non c’era nulla di meglio
da fare che compilarli. Annotò l’indirizzò a penna e imbucò il plico. Si chiese
se dovesse essere fiducioso.
Alle sette e quarantotto un treno lasciò la
banchina, diretto a sud. Michel attraversò lo stradone davanti la stazione,
fissò il cartellone della programmazione del cinema a lungo, poi comprò un
biglietto e si allontanò. Infilò il biglietto nella tasca del cappotto,
dubitava che sarebbe tornato effettivamente a guardare il film.
L’orizzonte si stava incupendo sempre più, il vento non si era placato. Due
alberi scheletrici ai bordi della strada si sbracciavano, scricchiolando. Sul
ramo più alto l’ombra di un corvo, incredibilmente in equilibrio. Michel
strinse i denti per il freddo, una raffica di vento tagliente lo travolse
inaspettatamente. Poggiò la mano sul tronco dell’albero per non cadere.
Inspirò, il freddo gli squarciò i polmoni.
tracklist 1. Siberia
2. Meta Moscow
3. Jackdaw Talk
4. September 13th
5. T&P
6. Live Forever Krist
7. King Pony
8. September 26th
9. Meta Moscow 2
10. Father
Questa volta Stanze Soniche è in una veste speciale: la playlist (bomba) della puntata sarà ad opera di Andrea Casali, in arte Caso. Punk rock music saved my life, I can sing it honestly.
Inauguriamo un nuovo ciclo di puntate speciali scoprendo i gusti musicali dei nostri musicisti italiani preferiti.
Scaletta: 1. Caso – Aranciata Amara (da Tutti dicono guardiamo avanti, 2011) 2. Ghost Mice – Up The Punks (da The Debt of the Dead, 2004) 3. Billy Bragg – Waiting for the great leap forwards (da Workers Playtime, 1988) 4. Karate – Airport (da Some Boots, 2002) 5. The Weakerthans – Benediction (da Reconstruction Site, 2003) 6. Songs: Ohia – Coxcomb red (da The Lioness, 2000) 7. Caso – Senza luna (da La linea che sta al centro, 2013) 8. Against Me! – Those anarcho punks are mysterious (da Reinventing Axl Rose, 2002) 9. Pedro The Lion – Big trucks (da It's Hard to Find a Friend, 1998) 10. Propagandhi – Anti manifesto (da How To Clean Everything, 1993) 11. Caso – Parete Nord (da La linea che sta al centro, 2013)
Come ogni sabato, vi teniamo compagnia con aggiornamenti e news dall'underground: in questa puntata, alcune fra le nuove uscite più interessanti e qualche attesa per il nuovo anno.
Scaletta:
1. Grimes – Vowels = Space and Time (da Visions, 2012)
2. James Vincent McMorrow – Red Dust (da Post Tropical,
2014)
3. Alcest – Into the waves (bonus track da Shelter, 2014)
4. I break horses - Berceuse (da Chiaroscuro, 2014)
5. Mujuice – Swan Path (da Metamorphosis, 2014)
6. Warpaint – Love Is To Die (da Warpaint, 2014)
7. D E N A – Guest list (singolo, 2013)
8. Beck – Blue moon (da Morning Phase, 2014)
9. CEO – Whorehouse (da Wonderland, 2014)
10. Have a Nice Life – Defenestration Song (da The unnatural
world, 2014)